TORINO - La Polizia di Stato di Torino sta eseguendo 14 perquisizioni domiciliari in diverse città italiane contro militanti antagonisti, nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri del 31 gennaio durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. 

Le perquisizioni sono state delegate dall’autorità giudiziaria. La Procura di Torino ha inoltre chiesto 19 misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma, per reati che sarebbero stati commessi a vario titolo durante il corteo. 

Questa mattina sono stati notificati i decreti per gli interrogatori preventivi, con il supporto delle questure di Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia. 

Tra le accuse figura anche il tentato omicidio. Gli altri reati ipotizzati includono resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti a offendere e rapina. 

Il corteo del 31 gennaio era stato organizzato contro lo sgombero di Askatasuna, avvenuto il 18 dicembre. A margine della manifestazione si erano verificati scontri violenti tra antagonisti e forze dell’ordine, durati circa due ore e concentrati soprattutto in corso Regina Margherita. 

Secondo gli investigatori, gli agenti furono attaccati con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. Alcuni manifestanti a volto coperto incendiarono cassonetti e un mezzo della polizia con un agente a bordo. Un altro poliziotto venne accerchiato e colpito, anche con un martello. 

Dopo le perquisizioni, il Network antagonista torinese, vicino agli autonomi di Askatasuna, ha contestato l’operazione. Secondo il movimento, le richieste cautelari puntano ad attribuire ad alcuni la responsabilità di una “manifestazione di rabbia popolare” con oltre 50mila partecipanti. 

Gli antagonisti denunciano anche l’uso “massiccio e violento” di lacrimogeni, sostenendo che siano stati sparati ad altezza uomo. Nel post sui social, il Network esprime solidarietà alle persone coinvolte e definisce l’operazione “un tentativo di punire alcuni” per una giornata che, afferma, “rimane nella storia”. 

Il movimento è tornato infine sullo sgombero del centro sociale: “Il 18 dicembre 2025 ha chiuso una porta ma ha spalancato uno spazio di possibilità che ancora oggi vive nelle lotte di ogni giorno”, si legge nella nota.