CANBERRA - Anthony Albanese si è detto “sconcertato” dalle critiche della Coalizione sul presunto carattere affrettato delle nuove leggi contro l’inciltamento all’odio, che saranno discusse lunedì, quando il Parlamento tornerà a riunirsi in anticipo dopo l’attacco terroristico del 14 dicembre a Bondi Beach.
Secondo Albanese, le lamentele dell’opposizione sono incoerenti, se non apertamente ipocrite.
Oggi, ospite di ABC Sydney, il capo del governo ha ricordato che per settimane la Coalizione aveva chiesto a gran voce un richiamo anticipato del Parlamento, addirittura durante il periodo natalizio. “Giorno dopo giorno chiedevano che il Parlamento fosse riconvocato, non il 19 gennaio ma già nella settimana di Natale - ha detto Albanese -. Ora sostengono che tutto questo sia improvvisato”.
Appare, infatti, come all’interno della Coalizione stia crescendo l’orientamento a votare contro il provvedimento. Un esponente di primo piano ha confermato che il Partito liberale è vicino a respingere il testo, che introduce nuovi reati di incitamento all’odio e vilificazione razziale e include anche modifiche sulla gestione delle armi da fuoco. Il senatore Jonathon Duniam ha dichiarato che la principale preoccupazione riguarda i tempi ristretti e l’efficacia reale delle norme nel contrastare l’antisemitismo.
Anche la leader dell’opposizione Sussan Ley aveva sollecitato con forza un intervento immediato prima di Natale. Il 22 dicembre, ai microfoni di una emittente radio del Queensland, aveva affermato che il Parlamento avrebbe dovuto riunirsi subito per rafforzare le leggi contro l’odio. Una posizione che ora viene messa in discussione da settori della stessa Coalizione.
Il ministro degli Interni Tony Burke ha definito “ipocrita” l’accusa di un iter troppo rapido, sostenendo che non possa esistere una motivazione più grave per agire con urgenza di una strage di matrice terroristica. Tuttavia, i Nazionali restano scettici. La senatrice Susan McDonald ha detto che il disegno di legge “ha pochissimi amici” e tenta di affrontare troppi temi insieme.
Ulteriori critiche sono pervenute da Barnaby Joyce, recentemente passato a One Nation, che ha escluso qualsivoglia appoggio al testo. Joyce ha sostenuto che le riforme sulle armi finirebbero per colpire cittadini delle aree rurali, come i cacciatori, assimilati ingiustamente ai terroristi.
Nel frattempo, anche leader religiosi hanno chiesto di fermare o riscrivere il provvedimento. Il vescovo anglicano Michael Stead ha parlato di un “campo minato di definizioni”, avvertendo del rischio che il testo possa avere effetti retroattivi. Preoccupazioni analoghe sono state espresse dal presidente dell’Australian National Imams Council, Sheikh Shadi Alsuleiman, che ha denunciato una grave incertezza giuridica per chi ha espresso in passato opinioni oggi potenzialmente punibili.
In giornata i Verdi hanno reso noto che non appoggeranno le leggi proposte dal governo senza una serie di modifiche che assicurino protezione a tutte le minoranze.
Il rapporto parlamentare sulle riforme è atteso venerdì, a pochi giorni dal dibattito decisivo in aula.