CANBERRA - L’Australia entra nel confronto diplomatico sul Medio Oriente chiedendo che il Libano venga incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, aprendo un attrito diretto con Israele.
Il primo ministro Anthony Albanese ha ribadito che una tregua limitata non è sufficiente, soprattutto alla luce delle conseguenze sulla sicurezza energetica globale.
“La nostra posizione è chiara: l’accordo deve includere anche il Libano”, ha dichiarato da Brisbane, sottolineando le preoccupazioni di molti australiani per l’escalation nel Paese. La richiesta viene avanzata mentre i combattimenti tra Israele e Hezbollah si intensificano, con centinaia di vittime registrate nelle ultime ore secondo fonti locali.
La posizione di Canberra si basa su un punto preciso: senza una riduzione delle ostilità anche sul fronte libanese, resta elevato il rischio per le rotte energetiche, in particolare per lo Stretto di Hormuz. La chiusura del passaggio, annunciata nuovamente dall’Iran dopo nuovi raid israeliani, evidenzia quanto il conflitto sia interconnesso.
Il ministro degli Esteri Penny Wong ha collegato esplicitamente la stabilità in Libano all’accesso alle forniture energetiche. “Vogliamo che la tregua regga, sappiamo quanto sia fragile e cosa significhi per i prezzi del carburante”, ha affermato, indicando un legame diretto tra geopolitica e costo della vita.
Israele respinge però questa impostazione. L’ambasciatore Hillel Newman ha difeso le operazioni militari contro Hezbollah, definendole una risposta necessaria a una minaccia concreta. Ha ricordato le migliaia di attacchi lanciati dal gruppo dal sud del Libano, sostenendo che qualsiasi Paese reagirebbe allo stesso modo.
Il disaccordo si inserisce in un quadro già instabile. Il cessate il fuoco promosso dagli Stati Uniti mostra segnali di fragilità, con divergenze sulla sua estensione e nuove tensioni sul terreno. Anche Washington mantiene una presenza militare di rilievo nella regione, in attesa di sviluppi negoziali.
In questo contesto, l’Australia ha deciso di prolungare la missione del velivolo E7A Wedgetail, impiegato per attività di sorveglianza. Una scelta che segnala attenzione costante sull’evoluzione del conflitto e sui suoi effetti indiretti.
Il confronto tra Canberra e Israele evidenzia due priorità diverse: da un lato la gestione immediata della sicurezza, dall’altro la stabilità delle forniture globali. La distanza tra queste posizioni riflette la complessità di un conflitto che continua a espandersi e a incidere ben oltre la regione.