ROMA - L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) e le organizzazioni sindacali hanno siglato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro per il comparto istruzione e ricerca relativo al triennio 2025/27.  

A darne notizia è stato il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che ha parlato di “obiettivo raggiunto”. 

L’intesa riguarda circa 1,2 milioni di dipendenti tra scuole, università, enti di ricerca e istituzioni dell’Alta formazione artistica e musicale (Afam). Per il personale è previsto un aumento medio di 137 euro lordi al mese per tredici mensilità, a regime dal 1° gennaio 2027.  

Nel dettaglio, per i docenti l’incremento medio è di 143 euro, per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) di 107 euro. 

L’accordo è stato sottoscritto da tutte le rappresentanze sindacali di categoria, inclusa la Cgil. “Quello che avevamo promesso abbiamo mantenuto: tre rinnovi per la scuola in tre anni, con l’ultimo firmato appena quattro mesi fa”, ha dichiarato Zangrillo, ricordando che dal 2023 a oggi sono stati siglati i contratti per i trienni 2019/21, 2022/24 e 2025/27. Il ministro ha inoltre sottolineato che sono già state stanziate le risorse per il prossimo triennio 2028/30. 

Sommando gli incrementi dei tre contratti consecutivi – definiti contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) – il comparto registra aumenti strutturali medi pari a 395 euro per tredici mensilità, che salgono a 412 euro per il personale docente.  

Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha espresso soddisfazione per “la rapida conclusione della parte economica di un contratto molto complesso, che riguarda circa un terzo di tutti i dipendenti pubblici italiani”, sottolineando che “per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica il comparto Istruzione e ricerca è il primo contratto a essere firmato”.