BUENOS AIRES – La Camera dei Deputati ha approvato giovedì 19 febbraio la riforma del lavoro promossa dal governo, sebbene con modifiche che obbligheranno il progetto a tornare al Senato per un terzo passaggio legislativo. La maggioranza ha ottenuto il via libera in commissione alla Camera alta e punta a discutere l’iniziativa venerdì.

In questo contesto, l’Assemblea delle piccole e medie Imprese (Apyme) ha criticato la norma e ha avvertito che, nell’attuale scenario di rallentamento dei consumi e calo dell’attività, una maggiore flessibilità nel regime dei licenziamenti potrebbe aggravare la dinamica recessiva.

“Facilitare i licenziamenti in un contesto di contrazione della domanda non genererà occupazione, ma può accelerare la riduzione degli organici”, ha dichiarato il presidente dell’ente, Julián Moreno, in un’intervista a Il Globo. In un comunicato diffuso questa settimana, l’organizzazione ha affermato che le piccole e medie imprese (Pmi) “non hanno motivi per festeggiare” la cosiddetta legge di “modernizzazione del lavoro”.

I dati recenti sostengono questa posizione. Nel dicembre 2025 le vendite al dettaglio delle Pmi sono diminuite del 5,2% su base annua, secondo l’Indice delle vendite al dettaglio di Came (Confederazione argentina della media impresa), mentre la produzione industriale delle Pmi è calata del 6,8% nello stesso mese. L’anno si è chiuso con una variazione cumulata negativa dello 0,4%.

A livello aggregato, l’utilizzo della capacità produttiva nell’industria si è attestato al 53,8% a dicembre, secondo l’Indec (l’istituto nazionale di statistica), il livello più basso da marzo 2024. In settori come la metalmeccanica l’utilizzo ha raggiunto appena il 37%. In questo contesto di elevata capacità inutilizzata, dal settore imprenditoriale sostengono che la principale restrizione sia la debolezza della domanda e non il costo del lavoro.

Anche l’andamento dei redditi rafforza questa lettura. I salari registrati hanno chiuso il 2025 con una perdita reale del 2,1%, secondo l’Indice dei salari dell’Indec, calo che si è accentuato nell’ultimo quadrimestre (-2,5%). Per le Pmi orientate al mercato interno (di fatto, tutto il settore manifatturiero), questa flessione incide direttamente sui volumi di vendita.

Il grafico confronta l’andamento del salario reale (in blu) con il volume delle vendite al dettaglio nel 2025. (Fonti: Indec e Came)

A ciò si aggiunge la contrazione degli investimenti pubblici.

La spesa in conto capitale è diminuita del 27% in termini reali nel 2025 rispetto all’anno precedente, secondo l’Ufficio di bilancio del Congresso (Opc), che calcola le variazioni aggiustate per l’Ipc dell’Indec. I trasferimenti a province e municipi per opere pubbliche sono scesi del 49% reale, colpendo soprattutto le imprese legate alle infrastrutture.

Gli investimenti pubblici reali in Argentina tra il 2023 e il 2025. (Fonte: Opc)

Moreno ha inoltre messo in discussione il presunto legame automatico tra minore protezione del lavoro e maggiore occupazione, ricordando che il periodo di maggiore espansione dell’occupazione dopo la crisi del 2001 coincise con l’introduzione della doppia indennità di licenziamento.

Tra il 2002 e il 2007, mentre questo schema era in vigore, il tasso di disoccupazione è passato da livelli superiori al 20% a circa l’8,5%, secondo l’Indagine permanente sulle camiglie dell’Indec, in un contesto di forte recupero del livello di attività e dell’occupazione del settore privato.  

Il calo del tasso di disoccupazione tra il 2002 e il 2007, quando era in vigore al doppia indennizzazione di licenziamento. (Fonte: Indec)

“Questo dimostra che l’occupazione dipende dal ciclo economico e dal livello della domanda, non semplicemente dal costo del licenziamento”, ha affermato.

Nella stessa linea, ha ridimensionato l’argomento secondo cui è il contenzioso lavorativo uno dei principali ostacoli alle assunzioni. “I conflitti del lavoro aumentano quando cresce la disoccupazione. Nelle fasi di espansione, tendono a diminuire”, ha segnalato. 

Le statistiche del ministero del Lavoro confermano le sue affermazioni e dimostrano che le cause aumentano nei periodi recessivi e si moderano quando l’attività migliora, il che suggerisce una dinamica controciclica piuttosto che un fenomeno strutturale indipendente dal contesto economico.

Infine, il dirigente ha sottolineato che l’attuale sistema di incentivi favorisce la rendita finanziaria rispetto all’investimento industriale.

Moreno ha inoltre sostenuto che l’attuale schema di incentivi favorisce la redditività finanziaria rispetto all’investimento produttivo.

Mentre l’industria continua a operare con livelli storicamente bassi di utilizzo delle capacità produttive, le grandi imprese riescono a finanziarsi in dollari tramite obbligazioni negoziabili con tassi dal 7 al 9% annuo. Parallelamente, il sistema finanziario offre rendimenti in pesos che, pur condizionati dall’inflazione, presentano ritorni più immediati rispetto ai progetti produttivi di lungo periodo.

“Un investimento in macchinari o nell’ampliamento di uno stabilimento richiede anni per maturare e comporta rischio operativo. La rendita finanziaria è più rapida e con minore esposizione produttiva. Con questo squilibrio, è difficile che il capitale si orienti ad ampliare la capacità industriale”, ha sostenuto.

In questa prospettiva, il dibattito sulla riforma riguarda non solo la regolazione del mercato del lavoro, ma il modello di crescita del Paese. Per le Pmi orientate al mercato interno, consumi e stabilità dei redditi restano fattori decisivi per sostenere investimenti e occupazione.