WASHINGTON - L’offensiva navale statunitense nell’emisfero occidentale continua senza sosta. All’alba di oggi, lo United States Southern Command (Southcom) ha confermato il sequestro della petroliera Olina, battente bandiera di Timor Est, intercettata nel Mar dei Caraibi con l’accusa di trasportare petrolio venezuelano soggetto a sanzioni.
L’azione, condotta dai marines e dai marinai della Joint Task Force Southern Spear, è partita dalla portaerei USS Gerald R. Ford. In un post su X, il Comando ha descritto l’intervento come un messaggio chiaro contro le attività illecite nella regione, precisando che l’abbordaggio è avvenuto senza incidenti prima dell’alba, in coordinamento con il Dipartimento della Sicurezza Nazionale.
L’obiettivo dell’operazione è porre fine ai flussi logistici che alimentano i regimi sanzionati e ripristinare la sicurezza delle rotte marittime statuniitensi; a tal proposito, il Dipartimento della Guerra ha concluso ribadendo che la missione è risoluta nel difendere la patria e porre fine all’illegalità nell’emisfero occidentale.
Parallelamente alle nuove operazioni, si registra una distensione a sorpresa sul fronte diplomatico tra Washington e Mosca. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha annunciato che il presidente Donald Trump ha deciso di rilasciare due membri russi dell’equipaggio della Marinera, la petroliera sequestrata la scorsa settimana nell’Atlantico settentrionale.
“Accogliamo con favore questa decisione ed esprimiamo gratitudine alla leadership statunitense”, ha dichiarato Zakharova, confermando che il rilascio è avvenuto in risposta a una specifica richiesta russa. Questa mossa suggerisce l’esistenza di un canale di comunicazione aperto tra Trump e il Cremlino, volto a gestire i potenziali incidenti derivanti dai sequestri in alto mare.
Il mistero attorno alla Marinera continua però ad alimentare il dibattito geopolitico. Secondo un’inchiesta del Guardian, l’imbarcazione arrugginita non è una semplice petroliera, ma un tassello fondamentale delle “Flotte Ombra” utilizzate da Russia, Iran e Venezuela.
I segnali d’allerta per l’intelligence si sono concentrati innanzitutto sull’assenza di carico, poiché al momento del fermo la nave non trasportava greggio; questo elemento ha sollevato il sospetto che l’imbarcazione potesse essere utilizzata per il trasporto di armi o equipaggiamenti militari russi destinati a reti alleate.
A ciò si è aggiunta l’opacità societaria della nave che, nonostante i suoi oltre vent’anni di età, ha attirato l’attenzione dell’intelligence britannica a causa dei frequenti cambi di bandiera e di una struttura proprietaria impossibile da tracciare. Tali caratteristiche sono tipiche dei flussi finanziari e logistici legati a queste imbarcazioni, spesso prive di assicurazioni riconosciute e gestite con equipaggi in condizioni precarie, ma considerate essenziali per consentire a Mosca di mantenere attive le proprie reti globali nonostante l’isolamento economico.
Mentre l’equipaggio della Marinera viene parzialmente rilasciato, l’intensificarsi dei sequestri come quello della Olina conferma che gli Stati Uniti hanno trasformato il controllo delle rotte energetiche nello strumento principale della loro nuova politica estera.