BUENOS AIRES – Il Parlamento nazionale avvia questo lunedì il periodo di sessioni straordinarie convocate dal presidente Javier Milei, che si protrarranno fino al 27 febbraio.
Con un’agenda limitata, ma politicamente sensibile, il governo punta a far avanzare alcuni progetti, considerati prioritari, prima dell’inizio delle sessioni ordinarie, previste per il 1° marzo. Il contesto è segnato dalla frammentazione parlamentare e dalla necessità di accordi con i blocchi dialoganti e i senatori, espressione delle Province.
La modifica della Legge sui ghiacciai (che limita la concessioni alle megaimprese minerarie) e la riforma del lavoro hanno già ottenuto il parere favorevole delle commissioni del Senato, condizione che ne consentirebbe l’approdo in aula. Tuttavia, la maggioranza non dispone ancora dei voti necessari per convocare una seduta, e il dibattito resta legato all’esito delle trattative politiche, in particolare con i legislatori vicini ai governatori, soprattutto quelli delle Province con territori montagnosi interessati allo sviluppo minerario.
La riforma del lavoro rappresenta il fulcro del calendario e il principale obiettivo del governo in questa fase legislativa.
L’esecutivo la presenta come una legge di “riordino” del sistema del lavoro, finalizzata a ridurre il contenzioso e a favorire l’occupazione formale. Il segretario al Lavoro, Julio Cordero, ha assicurato che il progetto non riduce le indennità di licenziamento, cioè la compensazione economica per il lavoratore lasciato a casa dall’azienda, ma mira a uniformare criteri che oggi generano interpretazioni giudiziarie divergenti. Secondo Cordero, la tredicesima non rientrava nel calcolo tradizionale delle indennità e la riforma intende chiudere controversie giuridiche che, a suo avviso, producono costi elevati per le imprese.
Di fatto, questo “riordino” comporta una modifica dei parametri di calcolo delle indennità, escludendo voci come straordinari, tredicesima e benefici non retributivi, come i buoni pasto. Tutto questo assotiglierebbe la somma versata al dipendente che perde il lavoro.
La riforma introduce inoltre una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro e ridefinisce alcuni aspetti della contrattazione collettiva.
Mentre la Cgt, il principale sindacato, mantiene finora un profilo basso, una delle voci più critiche è quella del segretario della Unión Obrera Metalúrgica, Abel Furlán, che respinge il progetto nel suo complesso, giudicandolo privo di miglioramenti per i lavoratori, a compensare i vantaggi per gli imprenditori. Il leader sindacale ha annunciato uno sciopero e una mobilitazione, quando la proposta approderà in aula.
Il progetto ha sollevato perplessità anche in settori imprenditoriali. La Confederación argentina de la mediana empresa (Came) ha espresso riserve su alcuni articoli relativi alla contrattazione collettiva e al finanziamento delle camere imprenditoriali, avvertendo che potrebbero creare incertezza per le piccole e medie imprese, che rappresentano la maggioranza del tessuto imprenditoriale argentino. Una posizione analoga è stata manifestata dalla Camera argentina di commercio.
Un altro punto particolarmente controverso è la modifica della Legge sui ghiacciai, una norma di tutela ecologica approvata nel 2010 e considerata uno dei pilastri della politica ambientale argentina.
La legge tutela le riserve strategiche di acqua dolce del Paese e stabilisce un quadro preventivo per la protezione dei ghiacciai e degli ambienti periglaciali, riconosciuti come fondamentali per la regolazione idrica, l’approvvigionamento delle popolazioni, la produzione e gli ecosistemi. La legge non prevede una superficie minima per la protezione, poiché anche i ghiacciai di piccole dimensioni svolgono un ruolo strategico.
In base a questo impianto normativo, sono vietate le attività estrattive che possano danneggiare tali ecosistemi, limitando di fatto la megamineria metallifera a cielo aperto e lo sfruttamento di idrocarburi in alta montagna.
Il progetto del governo modifica questo schema, sottraendo la valutazione tecnica all’Istituto argentino di nivologia, glaciologia e scienze ambientali (Ianigla, che dipende dal Conicet) e trasferendo il potere decisionale alle Province, più propense ad approvare progetti che rimpiguirebbero le casse delle amministrazioni. Spetterebbe alle autorità provinciali, e non più a una commissione scientifica, stabilire se un ghiacciaio o un ambiente periglaciale svolga una “funzione idrica rilevante” e quindi se debba essere protetto.
Le organizzazioni ambientaliste avvertono che questa scelta potrebbe indebolire la tutela dei ghiacciai sulla base di criteri politici ed economici e addirittura innescare conflitti tra Province, poiché queste riserve alimentano bacini idrici condivisi.
Completa il pacchetto la proposta di riduzione dell’età di imputabilità penale. A differenza delle altre iniziative, il progetto non è ancora stato presentato formalmente in Parlamento. L’idea, sostenuta dall’ex ministra della Sicurezza e attuale senatrice Patricia Bullrich, prevede l’abbassamento della soglia da 16 a 13 anni, ipotesi che incontra forti resistenze. Alcuni settori sarebbero disposti a sostenere una riduzione a 14 anni.
Il dibattito riguarda anche il tipo di regime penale, le sanzioni applicabili e le risorse necessarie, poiché l’attuale sistema non è strutturato per accogliere un numero maggiore di minori imputabili.