Nei giorni scorsi, la NIAWA (National Italian-AustralianWomen’s Association), il Com.It.Es e l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, hanno unito le forze per un incontro in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Durante l’evento è stato proiettato il cortometraggio Fili invisibili diretto da Fabio Schifilliti, che narra le storie di due vittime di femminicidio a distanza di 70 anni: quello di Graziella Recupero nel 1956 e quello di Sara Campanella nel 2025, Il regista ha partecipato in collegamento Zoom, rispondendo alle domande e dialogando direttamente con il pubblico presente in sala.

Impossibilitati a partecipare, il direttore dell’IIC, Marco Gioacchini, trattenuto da impegni precedenti, e la presidente onoraria della NIAWA, Franca Arena.

 Dopo l’intervento del presidente del Com.It.Es, Luigi Di Martino, la presidentessa Concetta Cirigliano Perna ha tenuto il suo discorso ripercorrendo la storia del termine ‘femminicidio’.

Cirigliano Perna, ha poi guidato il pubblico attraverso secoli di cultura che hanno contribuito a legittimare l’uccisione per amore: dalla Divina Commedia di Dante con Paolo e Francesca, all’Amleto di Shakespeare e la Carmen di Bizet, solo per citarne alcuni.

“Al termine di queste opere ci ritroviamo ad applaudire, rapiti dalla bellezza della musica e del canto, senza sempre renderci conto che ciò che abbiamo appena visto è un femminicidio messo in scena”, ha aggiunto la presidentessa della NIAWA.

Anche la musica leggera non è esente: la celebre canzone Delilah di Tom Jones del 1968, canticchiata da generazioni, racconta in realtà un femminicidio nel testo originale in inglese. Il brano è stato eseguito durante l’evento con la traduzione del testo in italiano, proprio per invitare il pubblico a riflettere su quanto questo modello narrativo sia stato normalizzato. Ha poi ricordato che fino al 1981 esisteva in Italia il delitto d’onore, e che nello stesso anno è stato abolito il matrimonio riparatore: due istituti giuridici che per secoli hanno protetto il potere maschile, non la dignità delle donne.

Al centro dell’incontro, come detto, la proiezione del cortometraggio che racconta due storie speculari: Graziella, nel 1956, che entra in una chiesa cercando un adulto capace di vedere oltre il suo sorriso trattenuto; Sara, nel 2025, il cui professore percepisce il disagio ma non riesce ad aprire uno spazio in cui lei possa parlare. Settant’anni di distanza, lo stesso destino.

“Il vero filo che attraversa i due femminicidi non è solo la violenza, ma il silenzio che la precede”, ha commentato Perna al tremine della proiezione. “Un silenzio fatto di paura, vergogna, isolamento, mancanza di fiducia. Un silenzio che non è responsabilità delle vittime, ma della società che non ha ancora imparato a creare spazi sicuri”.

Durante il collegamento con Schifilliti, arricchito anche da alcune domande della vicepresidente del Comites, Lisa Genovese, la parola è passata alla psicologa Marina Zochil, del comitato della NIAWA, che ha affrontato gli aspetti psicologici del trauma: le forme sottili di violenza, quelle che non lasciano segni fisici ma erodono identità e forza; la difficoltà di confidarsi; il ruolo delle reti di sostegno.

Una giornata per riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare per arrivare a una società più giusta e più sicura per tutte. Anche perché, come ha ricordato la presidentessa Cirigliano Perna, “il silenzio protegge il carnefice, mai la vittima”.