SEUL – Quasi trent’anni fa in quell’aula venne pronunciata la condanna a morte mai eseguita dell’ex dittatore Chun Doo-hwan. Ora, nello stesso luogo, il tribunale distrettuale centrale di Seul ha inflitto l’ergastolo all’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol per aver guidato un’insurrezione attraverso il fallito tentativo di imporre la legge marziale nel dicembre 2024, quando aveva inviato truppe all’Assemblea nazionale per isolarla e arrestare politici chiave.

Un ricorso storico che oggi come allora divide il Paese, con tensioni fuori dal tribunale e manifestazioni di sostenitori e critici, che hanno tenuto in allerta la sicurezza della città sin dal mattino.

I giudici hanno accolto l’impianto accusatorio secondo cui l’ex capo dello Stato sudcoreano mirava a paralizzare un organo costituzionale, configurando così il reato di insurrezione previsto dalla Costituzione. La Corte ha precisato che la sola proclamazione della legge marziale non costituisce automaticamente un’insurrezione ma, nel caso specifico, la responsabilità è stata ravvisata nell’obiettivo di bloccare le funzioni dell’Assemblea nazionale.

“È difficile negare che mirasse a impedire il corretto funzionamento dell’Assemblea per un periodo considerevole”, ha affermato il giudice presidente Jee Kui-youn, sottolineando che Yoon “ha pianificato il crimine personalmente e in un ruolo di primo piano”.

Si tratta della prima sentenza sul caso: la difesa potrà presentare appello e il procedimento proseguirà nei gradi successivi di giudizio. La Procura aveva chiesto la pena di morte, denunciando la “distruzione” di valori costituzionali e l’assenza di rimorso.

La Corte ha però optato per l’ergastolo, osservando che il piano non appariva accuratamente organizzato, che l’uso della forza fu limitato e senza nessuna vittima e che l’imputato, 65 anni, non aveva precedenti penali. Nel Paese vige inoltre una moratoria di fatto sulla pena capitale: le ultime esecuzioni risalgono al 1997 e un’eventuale condanna a morte si sarebbe verosimilmente tradotta in carcere a vita.

La sentenza arriva 14 mesi dopo il discorso del 3 dicembre 2024 con cui Yoon annunciò a sorpresa la legge marziale per “sradicare le forze anti-Stato”. Sei ore più tardi, dopo una votazione d’emergenza dei deputati asserragliati in Parlamento, il provvedimento fu revocato. Le immagini dei militari attorno all’Assemblea riaprirono ferite legate ai colpi di Stato degli anni Sessanta e Ottanta e fecero il giro del mondo.

Con Yoon sono stati condannati altri sette imputati, tra cui l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun a 30 anni, l’ex capo della Polizia nazionale Cho Ji-ho a 12 e l’ex numero uno della Polizia metropolitana di Seul Kim Bong-sik a 10.

Per l’ex presidente è l’ennesimo capitolo di una complessa vicenda giudiziaria: era già stato condannato a cinque anni in un procedimento separato per ostruzione alla giustizia e abuso di potere, anche se ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver agito per “salvaguardare la libertà”.