CAMPOBASSO - La costa adriatica prova a rialzarsi dopo i giorni drammatici segnati dal maltempo e, soprattutto, dalla frana di Petacciato, che ha messo in ginocchio la viabilità di gran parte del Centro-Sud. Al centro di questa lenta ripartenza c’è il Molise, una Regione fragile ma resiliente, che ancora una volta si trova a fare i conti con un territorio complesso e con infrastrutture messe a dura prova. 

La riapertura dell’autostrada A14 e di tre importanti strade statali del Basso Molise rappresenta un primo, fondamentale passo verso il ritorno alla normalità. Per giorni, infatti, si era temuto il completo isolamento della Regione, con conseguenze economiche e sociali potenzialmente gravissime. Il ripristino della circolazione, sia per i mezzi privati che per il trasporto merci, restituisce ossigeno a un’area già duramente colpita. 

Il governo ha risposto dichiarando lo stato d’emergenza oltre che per il Molise anche per Abruzzo, Puglia e Basilicata, stanziando complessivamente 50 milioni di euro. Di questi, ben 20 milioni sono destinati al Molise, a conferma della gravità della situazione sul territorio regionale. Le risorse serviranno per i primi interventi urgenti: assistenza alla popolazione, messa in sicurezza delle aree colpite e ripristino dei servizi pubblici essenziali. 

Durante una visita a Petacciato, il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha sottolineato il lavoro straordinario di tecnici, ingegneri e operai, capaci di riattivare in tempi rapidi arterie fondamentali. Ma se la costa torna lentamente a respirare, è nelle aree interne del Molise che emergono le criticità più profonde. Qui il dissesto idrogeologico continua a rappresentare una minaccia costante. 
Emblematico è quanto accaduto a Salcito, piccolo Comune della provincia campobassana, dove un nuovo movimento franoso ha costretto all’evacuazione di una cinquantina di persone. L’episodio evidenzia come il territorio molisano sia particolarmente esposto a fenomeni d’instabilità, aggravati da eventi climatici sempre più intensi e frequenti. Non si tratta di casi isolati, ma di un problema strutturale che richiede interventi di lungo periodo. La Regione, spesso lontana dai riflettori nazionali, si trova ciclicamente a fronteggiare emergenze legate alla fragilità del suolo e alla carenza di infrastrutture adeguate. La frana di Petacciato è solo l’ultimo episodio di una lunga serie che impone una riflessione più ampia sulla prevenzione e sulla pianificazione territoriale. 

Intanto, mentre si lavora per ricostruire e mettere in sicurezza, resta forte l’attenzione sul fronte umano. Proseguono senza sosta le ricerche di Domenico Racanati, disperso nel fiume Trigno dopo il crollo del ponte sull’Adriatica. Il dolore della famiglia, amplificato dall’appello accorato della figlia, richiama la necessità di non abbassare la guardia e di mantenere alta la presenza dello Stato. Il Molise, dunque, si conferma ancora una volta simbolo di una sfida più ampia: quella di un’Italia che deve imparare a convivere con la fragilità del proprio territorio, investendo in prevenzione e sicurezza. La ripartenza è iniziata, ma la strada verso una vera normalità resta ancora lunga.