ROMA - Il fronte internazionale si spacca sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Mentre i principali partner globali degli Stati Uniti declinano l’invito a una missione militare congiunta, il presidente Donald Trump risponde con un duro affondo su Truth, definendo la Nato una “strada a senso unico” e rivendicando la capacità statunitense di agire in totale autonomia.
Dall’Europa all’Indo-Pacifico, la risposta all’appello di Washington per garantire la libertà di navigazione è stata improntata alla massima cautela diplomatica. Il primo ministro Keir Starmer ha escluso un ruolo della Nato, parlando di una possibile coalizione di partner ma ribadendo che Londra non si lascerà trascinare in una “guerra più ampia”.
Berlino ha chiarito che il conflitto con l’Iran non riguarda l’Alleanza Atlantica, nata per la difesa territoriale. Il ministro Pistorius ha escluso partecipazioni militari tedesche, puntando su soluzioni diplomatiche.
Tanto Grecia come Spagna hanno invocato la prudenza. Atene ha negato ogni intervento nonostante guidi la missione Aspides, mentre Madrid ha avvertito del rischio di una escalation incontrollata.
Anche i partner del Pacifico (Giappone, Australia e Corea del Sud) hanno respinto l’ipotesi di inviare mezzi militari, nonostante la forte dipendenza energetica dalle rotte del Golfo.
La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere. Con una serie di post e dichiarazioni alla stampa, il presidente ha ribaltato la narrativa dell’isolamento diplomatico: “Non abbiamo più bisogno, né desideriamo l’assistenza dei Paesi della Nato. Anzi, non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno! Gli Stati Uniti sono di gran lunga il Paese più potente al mondo”.
Trump ha comunque definito “scioccante” il fatto che gli alleati concordino sulla necessità di fermare il programma nucleare iraniano ma si rifiutino di agire, aggiungendo che “gli Usa se ne ricorderanno”. Tuttavia, ha rassicurato l’opinione pubblica sostenendo che l’esercito iraniano è stato ormai “decimato” e i suoi leader “eliminati a ogni livello”.
Mentre la Nato resta fuori dai giochi, in Europa rimane tiepida l’ipotesi di estendere allo stretto di Hormuz la missione navale Aspides, attualmente attiva nel Mar Rosso contro gli Houthi. Sebbene l’Alto Rappresentante Kaja Kallas ne abbia caldeggiato l’espansione, la mancanza di consensi tra i governi europei rende la decisione prematura, lasciando di fatto lo Stretto senza una forza di protezione multinazionale coordinata.