MELBOURNE - Si allarga la contestazione sindacale contro il governo del Victoria, a poche settimane dalle elezioni statali del 28 novembre. Il Community and Public Sector Union (CPSU), il sindacato che rappresenta i dipendenti pubblici, ha deciso di non sostenere il Partito laburista, accusando il premier Ben Carroll di aver tagliato posti di lavoro nella pubblica amministrazione mentre spende 1,2 miliardi di dollari in consulenti esterni. La decisione, annunciata ufficialmente ieri, si aggiunge a una serie di prese di distanza da parte di organizzazioni sindacali che tradizionalmente rappresentano una componente importante della base elettorale laburista.

Il CPSU non è formalmente affiliato al partito, ma in passato ha mantenuto rapporti di stretta collaborazione con i laburisti. Ora, però, la segretaria della sezione del Victoria, Jiselle Hanna, ha escluso la possibilità di continuare a sostenerli senza un impegno concreto contro ulteriori tagli occupazionali.

“Se il governo di Ben Carroll non si impegna a non effettuare tagli ai posti di lavoro nella pubblica amministrazione, il nostro sindacato non può sostenerlo”, ha dichiarato.

La protesta riguarda soprattutto il ridimensionamento della Victorian Public Service (VPS), la componente prevalentemente amministrativa del settore pubblico statale. Negli ultimi anni il governo ha eliminato circa mille posizioni, comprese oltre 300 figure dirigenziali, e accorpato diversi enti pubblici dopo una revisione indipendente guidata da Helen Silver.

L’esecutivo sostiene che queste riorganizzazioni hanno consentito risparmi per quattro miliardi di dollari, senza incidere sui servizi di prima linea. Il sindacato contesta però l’efficacia e le conseguenze dei tagli, sostenendo che dopo la revisione sono state avviate oltre 200 ulteriori ristrutturazioni, molte delle quali hanno comportato esuberi, licenziamenti e riduzioni salariali.

Secondo Hanna, la pubblica amministrazione, un tempo considerata un settore in cui costruire una carriera stabile, è diventata sempre più precaria.

Ma la questione più imbarazzante per il governo riguarda il ricorso alle consulenze private. Un’analisi del CPSU, basata sui rapporti annuali dei dipartimenti statali a partire dal 2017-18, calcola in 1,2 miliardi di dollari la spesa complessiva per consulenti esterni in dieci dipartimenti. Il dipartimento del Tesoro e delle Finanze è in testa con circa 222 milioni di dollari, mentre quello per l’Energia, l’Ambiente e l’Azione climatica ha registrato la spesa annuale più elevata: circa 86 milioni nel 2024-25.

Per il sindacato, ridurre il personale pubblico per affidare successivamente le stesse competenze a società private equivale a una “privatizzazione silenziosa”. Hanna riconosce che sia necessario trovare risparmi nel bilancio, ma contesta il modo in cui il governo sta perseguendo questo obiettivo.

La segretaria ha inoltre criticato la distinzione tra personale amministrativo e lavoratori impegnati direttamente nei servizi pubblici, sostenendo che anche i dipendenti degli uffici svolgono funzioni essenziali. Tra queste figurano il coordinamento dei Vigili del fuoco durante gli incendi boschivi, le analisi di DNA e impronte digitali nelle indagini di Polizia, la preparazione dei programmi scolastici e i controlli nei centri per l’infanzia.

La posizione del CPSU mette in difficoltà i laburisti anche perché la Coalizione, guidata da Jess Wilson, ha scelto una linea ancora più drastica sulla pubblica amministrazione. In caso di vittoria, l’opposizione introdurrebbe un blocco a tempo indeterminato delle assunzioni per tutti i ruoli amministrativi, con l’obiettivo dichiarato di risparmiare 22 miliardi di dollari in dieci anni.

Il congelamento resterebbe in vigore fino a quando il numero dei dipendenti della VPS non fosse riportato, in rapporto alla popolazione, ai livelli del 2014-15. Il sindacato considera tuttavia inadeguate le proposte di entrambi i principali schieramenti.

Il CPSU ha intanto avviato una campagna per raccogliere firme a sostegno della pubblica amministrazione, invitando gli elettori a non votare per candidati favorevoli a ulteriori tagli. L’iniziativa non appoggia formalmente alcun partito, ma sottolinea le posizioni contrarie alla riduzione dei posti di lavoro espresse dai verdi e dai Victorian Socialists.

La rottura arriva in un momento particolarmente delicato per il premier Carroll. Nei giorni scorsi anche l’Electrical Trades Union ha deciso di non organizzare una campagna elettorale statale a sostegno dei laburisti, nonostante avesse speso oltre 1,6 milioni di dollari per sostenere il partito alle precedenti elezioni.

La United Firefighters Union, impegnata dal 2021 in una controversia salariale con il governo, ha addirittura lanciato una campagna pubblicitaria che invita gli elettori a mettere i laburisti all’ultimo posto nelle preferenze. L’Australian Services Union sta invece diffondendo annunci che accusano il premier di mentire, contestando il limite dell’1,5 per cento agli aumenti delle tariffe comunali, che condiziona anche gli adeguamenti salariali dei dipendenti dei consigli locali.

Anche nell’istruzione e nella sanità emergono segnali di dissenso. Alcuni membri dell’Australian Education Union hanno annunciato che non faranno campagna per i laburisti, mentre otto rappresentanti dell’Health and Community Services Union si presenteranno alle elezioni senza candidarsi nelle liste laburiste, nonostante il sindacato sia formalmente affiliato al partito.