SYDNEY - Quattro cittadini australiani restano in carcere dopo essere stati incriminati nell’ambito di un’inchiesta su una presunta rete pedopornografica con base nella capitale, accusata di produrre, condividere e facilitare la circolazione di materiale di abusi su minori con temi definiti “satanici” o “ritualistici”.

L’operazione è stata condotta dalla polizia del New South Wales, che, alla fine della scorsa settimana, ha eseguito sei mandati di perquisizione in vari sobborghi della città.

Uno degli arresti principali è avvenuto a Waterloo, dove è stato fermato il 26enne Landon Germanotta-Mills. Secondo gli investigatori avrebbe avuto un ruolo centrale nel gruppo. Su di lui pendono accuse relative alla distribuzione e al possesso di materiale di abusi sessuali su minori, oltre che alla detenzione e diffusione di contenuti legati a pratiche con animali. Comparso in tribunale venerdì, Germanotta-Mills non ha richiesto la libertà su cauzione e tornerà in aula il 29 gennaio.

L’accusato si presenta online come fondatore e direttore di un sito di informazione indipendente, l’Underground Media Network, che afferma di occuparsi di “smascherare abusi istituzionali e fallimenti sistemici”. Il portale si definisce “guidato dai sopravvissuti” e attento alla dimensione del trauma, un’immagine che contrasta in modo netto con le accuse ora al centro delle indagini.

Con l’appoggio della Riot squad, la polizia ha eseguito perquisizioni anche a Ultimo e Malabar. In un complesso residenziale di Malabar sono stati arrestati altri tre uomini, tutti comparsi in tribunale lo stesso giorno senza richiesta di cauzione. Il 46enne Benjamin Raymond Drysdale è accusato di utilizzare servizi di comunicazione per creare materiale di abusi su minori, oltre a violazioni degli obblighi di registrazione e a un capo d’imputazione per possesso di stupefacenti. Il 42enne Mark Andrew Sendecky deve rispondere di possesso e accesso a materiale di sfruttamento minorile. Il 39enne Stuart Woods Riches è accusato di possesso di contenuti di rapporti con animali e di materiale di abusi su minori, insieme a ulteriori accuse legate alla mancata osservanza degli obblighi di registrazione e al possesso di droga.

La sex crimes squad della polizia del NSW, guidata dalla sovrintendente Jayne Doherty, dovrebbe illustrare ulteriori dettagli sull’operazione in una conferenza stampa. La polizia ha ribadito la priorità assegnata alla lotta contro le reti che sfruttano i minori online, sottolineando che le indagini proseguono per individuare possibili altri soggetti coinvolti e per mappare l’estensione dei contatti del gruppo.