SYDNEY - Il panorama politico australiano entra in una fase di forte instabilità dopo che One Nation ha superato la Coalizione in termini di voto primario per la prima volta nella storia dei sondaggi Newspoll.

Il risultato, definito da molti osservatori come uno shock politico, riflette un’accelerazione del consenso verso il partito guidato da Pauline Hanson e una crisi sempre più profonda dell’opposizione.

Secondo quest’ultimo rilevamento commissionato da The Australian, la Coalizione è scesa a un minimo storico del 21 per cento, il quarto record negativo dall’insediamento di Sussan Ley come leader. Si tratta di un dato di circa dieci punti inferiore rispetto al già disastroso risultato delle ultime elezioni federali, una delle peggiori sconfitte nella storia del fronte conservatore.

Di contro, One Nation ha registrato una crescita costante e rapida. In soli due mesi, il partito ha guadagnato sette punti percentuali, raggiungendo il 22 per cento e superando la Coalizione. Alle ultime elezioni federali One Nation si era fermata al 6,4 per cento, ma da allora ha consolidato la propria posizione, battendo il precedente record del 15 per cento registrato in ottobre.

La crescita è stata alimentata da più fattori: le divisioni interne alla Coalizione dopo la sconfitta elettorale, l’insoddisfazione diffusa verso i due principali partiti e, più recentemente, l’ingresso di Barnaby Joyce, ex leader dei Nazionali, che ha rafforzato la visibilità nazionale di One Nation e sottratto alla Coalizione uno dei suoi seggi storicamente più sicuri.

Il risultato conferma una tendenza più ampia. Per la prima volta nella storia delle ricerche Newspoll, solo il 53 per cento degli elettori dichiara di sostenere uno dei due maggiori partiti. Il restante 47 per cento si orienta verso One Nation, Verdi, Teal e candidati indipendenti, segnando una frammentazione profonda dell’elettorato.

Anche il Partito laburista, pur restando nettamente avanti, mostra segnali di difficoltà. Il partito del governo è sceso di quattro punti al 32 per cento nel voto primario, mentre il vantaggio nel voto a due partiti si è ridotto al 55 contro 45 per cento. Parallelamente, l’immagine personale del primo ministro Anthony Albanese ha subito un colpo dopo la gestione dell’attentato terroristico di Bondi.

Albanese resta il leader preferito come primo ministro, ma il suo margine su Ley si è ristretto: dal 54-27 per cento di novembre al 51-31. Ancora più rilevante il dato sul gradimento personale, con il saldo netto sceso a meno 11 e il 53 per cento degli elettori insoddisfatti della sua prestazione. Numeri che confermano un sistema politico sempre più instabile e un elettorato in cerca di alternative.