MELBOURNE - Un nuovo sondaggio porta cattive notizie per Sussan Ley e alimenta la tensione interna nel Partito Liberale, mentre One Nation consolida una crescita che ormai assomiglia a una minaccia strutturale.
Secondo il rilevamento Redbridge/Accent Research pubblicato dall’Australian Financial Review, il voto combinato di Liberali e Nazionali – oggi formalmente separati – scende al 19 per cento, sette punti in meno rispetto a dicembre.
Nello stesso sondaggio One Nation sale al 26 per cento, con un balzo di nove punti, superando nettamente l’area ex Coalizione. Anche sul piano dell’immagine personale, Pauline Hanson migliora: il suo indice di gradimento netto passa da -19 a -3. Ley invece peggiora, scivolando a -32, dodici punti in meno. Come primo ministro preferito, Ley è al 9 per cento (in calo di tre), mentre Anthony Albanese è al 37 per cento (giù di quattro). Il Partito laburista resta primo con un voto primario al 34 per cento, i Verdi scendono all’11. Sul voto di preferenza a due partiti i laburisti conducono 56-44.
Il sondaggio è stato raccolto tra il giorno dello strappo e giovedì, quando si è tenuto un incontro molto pubblicizzato tra esponenti della corrente di destra per discutere se lanciare una sfida alla leadership liberale. Con Andrew Hastie che venerdì si è tirato fuori dalla corsa, il campo conservatore sembra ora convergere su Angus Taylor. Ma la partita non è chiusa: Taylor deve ancora dimostrare di avere i numeri e sta provando a tenere vicini i sostenitori di Hastie, definendolo sui social “un patriota” e sottolineando di condividere molte delle sue posizioni.
Per mesi, nell’area liberale, One Nation è stata vista soprattutto come un serbatoio utile di preferenze. L’idea era che una Hanson “normalizzata” potesse aiutare la Coalizione a recuperare seggi in periferia e nelle regioni. Quella narrazione però non ha retto: alle ultime elezioni la strategia suburbana dell’allora leader Peter Dutton è crollata e oggi One Nation non è più un accessorio, ma un concorrente diretto.
Secondo diversi analisti, l’ascesa di Hanson è spinta da stress economico, disillusione verso i partiti maggiori e frustrazioni culturali. Una quota crescente di ex elettori della Coalizione si starebbe spostando più a destra, mentre una parte minore – ma non trascurabile – arriverebbe anche dal Partito laburista. One Nation mantiene un profilo duro, centrato su due parole d’ordine: stop all’immigrazione di massa e addio al net zero e all’accordo di Parigi sul clima.
Questa crescita, però, apre anche una domanda politica concreta: fin dove può arrivare One Nation. Il partito oggi ha una presenza parlamentare limitata, ma se il consenso resta sopra il 20 per cento, in alcune aree rurali e regionali potrebbe trasformarsi in un problema elettorale serio per Liberali e Nazionali.
In questo scenario, il ritorno del Parlamento a Canberra rischia di diventare una settimana di regolamenti di conti più che di opposizione ordinata.