SYDNEY - Il sondaggio assegna alla Coalizione un voto primario del 19 per cento, tre punti in meno rispetto alla precedente rilevazione.
Il dato colloca l’opposizione al terzo posto, dietro al Partito laburista con il 30 per cento e a One Nation, che raggiunge il 26 per cento.
Il risultato rappresenta un duro colpo per la leadership di Taylor, insediato da poco più di un mese alla guida dell’opposizione. I tentativi di riconquistare l’elettorato tradizionale sembrano per ora non aver prodotto risultati concreti.
Uno dei problemi indicati dagli analisti è l’assenza di una linea politica definita su temi centrali come costo della vita, energia, immigrazione e accessibilità all’alloggio.
I dati mostrano anche una difficoltà crescente nel mantenere il sostegno degli elettori tradizionali della Coalizione. Solo il 55 per cento di chi aveva votato per l’opposizione alle elezioni del 2025 afferma oggi di voler confermare quella scelta.
Due settimane fa la percentuale era al 63 per cento. Durante la leadership della precedente leader Sussan Ley era scesa addirittura al 46 per cento.
Sul piano personale, Taylor registra però indicatori leggermente migliori rispetto a Ley. Il suo indice di gradimento netto si attesta a meno quattro per cento, un dato comunque negativo ma molto più alto rispetto al meno quaranta registrato dal predecessore nel suo ultimo sondaggio.
Circa il 28 per cento degli elettori afferma inoltre di non avere ancora un’opinione definita sul nuovo leader dell’opposizione.
Nel frattempo anche il governo osserva con attenzione la crescita di One Nation. Sebbene il Partito laburista resti in vantaggio nel conteggio a due partiti con il 55 per cento contro il 45, il partito di Pauline Hanson ha sopravanzato i Laburisti in alcune categorie sociali.
Tra le famiglie benestanti e tra quelle della classe operaia One Nation registra infatti un vantaggio di misura.
Il contesto economico sembra pesare molto sull’umore degli elettori. Il 57 per cento delle famiglie operaie dichiara di trovarsi in condizioni finanziarie peggiori rispetto a quelle di tre mesi fa.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers riceve giudizi contrastanti sulla gestione del costo della vita. Solo il 16 per cento degli intervistati approva le sue politiche economiche, mentre il 53 per cento ritiene che abbiano avuto effetti negativi.
La guerra nel Medio Oriente contribuisce ad aumentare l’incertezza tra gli elettori. Le principali preoccupazioni riguardano l’aumento dei prezzi del carburante e dell’inflazione, indicati entrambi dal 33 per cento degli intervistati come il rischio economico più immediato.