Domani non solo la Melbourne Cup terrà buona parte del Paese con il fiato sospeso, ma anche la Reserve Bank. Alle 14,30 toccherà alla governatrice della Banca centrale Michele Bullock fare sapere all’intera nazione se le previsioni sul quinto aumento dei tassi d’interesse dall’inizio dell’anno erano corrette o se ci sarà la sorpresa di una pausa dei rincari, rimandando la possibilità di una nuova correzione a febbraio del 2027. Alle 15 toccherà invece ai cavalli sorprendere o confermare le previsioni di altri esperti. Il primo ministro vivrà prima l’attesa e poi i verdetti dai Caraibi, dato che è stato convinto dal capo di Stato, Carlo III, a partecipare al vertice dei Paesi del Commonwealth nella capitale di Antigua e Barbuda, Saint John’s. Sembra, infatti, che Anthony Albanese fosse intenzionato ad evitare la trasferta per una ‘quattro giorni’ un po’ d’altri tempi (tra impero e colonie), ma come poteva dire di no al re d’Australia? 

Rientro il prossimo venerdì, prima di ripartire per la Turchia per il vertice delle Nazioni Unite sul clima (COP31) con la presidenza dei negoziati affidata, a mo’ di contentino, a Chris Bowen (al ministro dell’Energia è stato dato il compito organizzativo del summit dopo un lungo braccio di ferro tra Canberra e Ankara per ospitare l’appuntamento Onu sui cambiamenti climatici), poi rotta su Manila, Shenzhen e Miami per i vertici Asean (Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico), Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico) e G20 (il forum internazionale di cooperazione economica e finanziaria che riunisce le principali economie sviluppate ed emergenti del pianeta). 
Una missione dopo l’altra, incontri di alto livello che, seppur ravvicinati e impegnativi, probabilmente  arrivano in un momento opportuno per ‘riprendere fiato’ e ripararsi, almeno un po’, dalla fitta pioggia di critiche in un periodo estremamente difficile sia a livello personale - a causa dei famosi 6 milioni di dollari indirizzati al club di golf nel suo elettorato e le svariate versioni fornite per assicurare la massima regolarità dei finanziamenti -, sia a livello di governo, per tutto quello che è successo e continua a succedere dopo il budget dello scorso maggio e una certa dose di responsabilità del governo stesso per ciò che riguarda l’inflazione che sta andando nella direzione opposta a quella ideale per poter parlare di crescita e stabilità economico-finanziaria. 

Albanese incassa i colpi delle polemiche, vede incrinarsi parte della propria credibilità politica e deve fare i conti con un’opposizione che sta dando qualche timido segnale di ripresa, mostrandosi un tantino più pronta a sfruttare qualche segnale di debolezza di un governo che sembra avere perso un bel po’ di lucidità e sicurezza. L’economia sta risalendo velocemente posizioni sulla scala dell’insoddisfazione generale che circola nel Paese sotto il peso dei prezzi, dei tassi d’interesse, dei mutui e delle pressioni sempre maggiori sui bilanci familiari. 

Le difficoltà economiche sono entrate nelle case degli australiani e Albanese e il ministro del Tesoro, Jim Chalmers, sono indubbiamente sotto tiro per quello che stanno facendo e, soprattutto, non stanno facendo per dare una mano alla Reserve Bank nella sua lotta all’inflazione e ai cittadini nella loro lotta quotidiana con il carovita. Occhi puntati quindi sulla revisione di bilancio di metà anno, che dà al governo la possibilità di intervenire (ieri, in un’intervista televisiva, il ministro delle Finanze Katy Gallagher ha assicurato che è in corso una valutazione generale delle spese e delle esigenze di ogni singolo ministero), di correggere la rotta che ha intrapreso e di introdurre misure in grado di rispondere alle difficoltà del momento. Per farlo, Albanese e Chalmers dovranno però dimostrare di crederci davvero, di non rispondere semplicemente alle critiche e, soprattutto, di riportare la necessaria unità all’interno della squadra laburista. Le voci su un possibile rimpasto di governo stanno circolando liberamente ormai da qualche tempo e potrebbero avere cominciato ad alimentare speranze e preoccupazioni. Ma il primo ministro conosce fin troppo bene i pericoli delle lotte intestine (ancora troppo vicini gli anni devastanti, non solo per i laburisti ma anche per i cittadini, della sfida infinita tra Kevin Rudd e Julia Gillard) e non ha sicuramente alcuna intenzione di compromettere la sua agenda e trasformare una maggioranza parlamentare in un terreno di scontro permanente.

Un rimpasto, infatti, non è mai soltanto una questione amministrativa. Significa ridistribuire potere, ridimensionare alcune figure e rafforzarne altre. Ogni decisione può generare nuovi alleati, ma anche nuovi avversari. Per un capo di governo che ha costruito la propria leadership sulla gestione degli equilibri interni, aprire una battaglia ministeriale potrebbe rappresentare un rischio inutile, tanto più che ormai sta procedendo a grandi passi verso la storia: nel weekend ha superato uno dei leader storici del Partito laburista, Ben Chifley, come durata alla guida del Paese. In marzo supererà Andrew Fisher e avrà davanti solo Bob Hawke, in fatto di permanenza alla Lodge. Con una vittoria nel 2028 effettuerebbe uno storico sorpasso e i laburisti al loro Olimpo ci tengono: sicuramente quando qualcuno inevitabilmente glielo farà notare, Albanese assicurerà che i record non gli interessano che quello che è importante è poter guidare un buon esecutivo nell’interesse della nazione. E lo dirà ben sapendo che il gradino più alto del podio è a portata e che la sua leadership è più salda che mai perché, al momento, l’unico possibile rivale (Chalmers) ha fatto di tutto per perdere credibilità e peso, con una serie di riforme che hanno fatto perdere notevole quota allo stesso governo, ma soprattutto al Paese dal punto di vista della tenuta economica. 

Il primo ministro è intervenuto direttamente per urgenti mini-correzioni e il suo rapporto con Chalmers (Gallagher non ha nascosto differenze, ma ha sottolineato il massimo rispetto professionale fra i due, guardandosi bene di parlare di amicizia) è destinato a rimanere sotto osservazione, soprattutto se le difficoltà economiche dovessero aumentare. Le responsabilità sulla politica economica sono inevitabilmente condivise, ma il peso delle decisioni può diventare terreno di confronto tra i vertici del governo.
Un eventuale scontro pubblico tra Albanese e Chalmers rischierebbe di trasformare le difficoltà economiche in una crisi politica interna. E sarebbe proprio questo il risultato che il primo ministro vuole sicuramente evitare: vedere il governo impegnato a difendere se stesso anziché a rispondere ai problemi del Paese.

L’aspetto forse più interessante della leadership di Albanese riguarda il modo in cui gestisce i rapporti all’interno del partito. La sua forza politica è sempre stata la capacità di affrontare le rivalità interne senza trasformarle necessariamente in battaglie pubbliche. La capacità cioè di mantenere una pressione attenta e costante sui colleghi, tenendo gli inevitabili avversari vicini, limitando, con pazienza, fermezza e diplomazia,  il loro spazio di manovra. Gestione quindi degli equilibri, con una consultazione costante, per neutralizzare le tensioni prima che diventino incontrollabili. Questo non significa che Albanese sia immune alle difficoltà, alle tensioni, alle aspettative, alle insoddisfazioni, alle ambizioni degli ‘amici’ e ‘meno amici’ all’interno della sua squadra. Ma il suo futuro e i record che ha davanti, specie quello più ambito che arriva nel 2028, non si giocherà nei corridoi del Parlamento, ma nella capacità del governo di rispondere alle preoccupazioni che valgono un po’ di più di quelle dei suoi colleghi: quelle degli australiani.