ADELAIDE - Il voto per la “Voice” nel South Australia finisce sotto esame dopo una serie di segnalazioni arrivate da membri eletti e comunità aborigene.
Alcuni elettori avrebbero vissuto esperienze percepite come intrusive ai seggi, mentre altri si sarebbero trovati ad affrontare lunghe attese o problemi organizzativi che ne avrebbero limitato la partecipazione.
Il ministro statale per gli Affari Aborigeni, Kyam Maher, ha confermato di aver ricevuto diverse segnalazioni e ha aperto alla possibilità di una revisione indipendente dell’intero processo. “È deludente sentire che alcune persone hanno avuto difficoltà a votare o non erano consapevoli di poterlo fare”, ha dichiarato.
Secondo quanto riferito da candidati eletti nella regione centrale, alcuni addetti dell’Electoral Commission of South Australia avrebbero posto domande sull’identità aborigena degli elettori, anche dopo che questi si erano già dichiarati tali. In alcuni casi sarebbero stati fatti commenti non richiesti sulla storia aborigena, creando disagio tra chi era in fila.
Un elemento ricorrente nelle testimonianze riguarda la percezione di essere valutati in base all’aspetto, in particolare per persone con tratti meno riconducibili agli stereotipi visivi associati alla popolazione delle Prime nazioni. Alcuni elettori avrebbero riferito di essere stati messi in dubbio sulla loro idoneità al voto, con episodi in cui risultavano non registrati come elettori aborigeni nei sistemi.
Oltre a queste segnalazioni, sono emersi problemi pratici legati all’organizzazione dei seggi. La coincidenza con le elezioni statali, pensata per semplificare la partecipazione, avrebbe invece generato confusione. Diversi elettori non sarebbero stati informati della necessità di richiedere esplicitamente la scheda per la “Voice”, finendo per non votare pur avendone l’intenzione.
In altri casi, è stato necessario fare due file separate per votare, con attese che hanno superato anche le due ore. Alcuni elettori hanno deciso di rinunciare, mentre altri hanno segnalato ritardi dovuti all’incertezza del personale su come gestire il voto specifico per la Voce al Parlamento.
L’affluenza resta bassa: meno dell’11 per cento dei circa 32mila elettori delle Prime nazioni registrati ha partecipato. Un dato leggermente superiore rispetto alla prima consultazione del 2024, ma che continua a indicare una partecipazione limitata.
L’Electoral Commission ha dichiarato che l’elezione sarà oggetto di una revisione completa. L’obiettivo sarà chiarire quanto accaduto e valutare eventuali interventi su formazione del personale e organizzazione, in vista delle future consultazioni.