ROMA - Scompare la parola “consenso” dal testo e si differenziano le pene per gli atti sessuali compiuti “contro la volontà” della vittima e quelli in cui c’è anche violenza, minaccia o abuso di autorità: scendono a 4-10 anni di reclusione nel primo caso, restano nel range 6-12 anni nel secondo. Sono le principali modifiche al ddl stupri della proposta di modifica avanzata al Senato dalla relatrice e presidente della commissione giustizia Giulia Bongiorno (Lega) che rivendica: “La norma garantisce il massimo della tutela” delle vittime “in tutte le possibili situazioni, senza tuttavia pregiudicare le dinamiche probatorie tipiche del processo penale e il diritto di difesa dell’imputato”. È invece un “arretramento gravissimo” rispetto alla proposta approvata all’unanimità dalla Camera secondo le opposizioni, che puntano il dito contro “la rottura di un patto politico” e la cancellazione di un “impegno assunto direttamente da Giorgia Meloni”.
Il riferimento è all’accordo raggiunto dalla premier e dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che diede i natali all’iniziativa legislativa bipartisan contro la violenza di genere. Se nel testo approvato a Montecitorio si parlava della necessità di un “consenso libero e attuale” per un rapporto sessuale (senza il quale scattava il reato di violenza) in quello riformulato la terminologia cambia. Il focus in questo caso è sulla “volontà contraria all’atto sessuale” che “deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. Il reato, in ogni caso, si configura anche quando l’atto è commesso “a sorpresa, ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”. La relatrice difende con convinzione la sua scelta: “Il testo arrivato dalla Camera rischiava di parificare tutte le situazioni e, gravando l’imputato di oneri di documentazione del preventivo e dettagliato consenso della vittima, qualcuno pensava introducesse una inversione dell’onere della prova”.
L’auspicio di Bongiorno è ora di trovare “il consenso di tutte le forze politiche” per approvare “un altro importante tassello normativo nella lotta contro la violenza di genere e il femminicidio”. “Io come è noto avrei voluto alzare le sanzioni. Il mio è un testo unificato che ha voluto dare spazio anche alle richieste del Pd di ridurre la pena. Vedremo in sede di emendamenti”, ha aggiunto Bongiorno. “Come spiegato dalla relatrice e presidente della commissione giustizia la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà”, per quanto riguarda la Lega “siamo assolutamente pronti ad intervenire per aumentare” le pene “in sede emendativa”, ha ribadito il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo.
Il Pd però nega tutto e contrattacca:. “La proposta Bongiorno sul Ddl stupri fa un passo indietro, cancella il ‘consenso’ e lo sostituisce con il ‘dissenso’, mette più peso sulle spalle delle donne e delle vittime dentro i processi, un arretramento anche rispetto alla giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, chiedo a Meloni di non farsi dare la linea dal patriarcato”, dichiara la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein.