CANBERRA - Decine di migliaia di australiani sono bloccati in Medio Oriente dopo la chiusura dello spazio aereo seguita ai raid statunitensi e israeliani contro l’Iran, nel corso dei quali è stato ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei.

Secondo il ministro degli Esteri Penny Wong, circa 115mila cittadini australiani si trovano nella regione e molti non riescono a partire.

Lucy Finter, partita sabato da Sydney diretta a Londra, ha scoperto quanto stava accadendo solo durante lo scalo a Dubai. “Non avevamo idea di nulla finché non siamo atterrati”, ha raccontato. Poco dopo l’arrivo, tutti i voli sono stati cancellati e l’aeroporto internazionale di Dubai è precipitato nel caos. “Nessuno capiva cosa stesse succedendo, poi abbiamo visto online che erano stati lanciati missili e lo spazio aereo era stato chiuso”.

Finter e il compagno hanno compilato i moduli per l’eventuale rimpatrio offerti dai governi australiano e britannico, ma finora non hanno ricevuto aggiornamenti. “C’è pochissima comunicazione, anche se capisco che la situazione sia senza precedenti. Cerco di restare calma, ma poi sento un altro missile”. Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha parlato di un conflitto destinato a durare “four weeks or so”, hanno aumentato l’ansia. “È l’incertezza che pesa di più”, ha detto.

Il professor David Smith, esperto di politica americana alla University of Sydney, ha osservato che la previsione di quattro settimane dipende da fattori difficili da controllare. “Molto dipenderà dalla risposta del regime iraniano. La situazione è imprevedibile”. Secondo Smith, Trump punterebbe a un’azione militare limitata e non si aspetterebbe un coinvolgimento diretto dell’Australia.

Il primo ministro Anthony Albanese ha confermato che non vi sono richieste di partecipazione militare australiana. “Siamo lontani e non siamo attori centrali in Medio Oriente”, ha dichiarato. Ha inoltre invitato i cittadini a non recarsi in Iran e a lasciare il Paese se possibile in sicurezza.

Il governo ha aperto un portale di registrazione per chi cerca assistenza in Israele, Iran, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Il ministro della Difesa Richard Marles ha spiegato che la riapertura dei collegamenti dipenderà dal ripristino dei voli commerciali, mentre lo spazio aereo regionale resta “blacked out”.

Per ora non ci sono indicazioni su quando la situazione tornerà alla normalità. L’incertezza domina, con migliaia di persone in attesa di capire quando potranno rientrare.