MELBOURNE - Le voci si rincorrono nei corridoi del potere di Spring Street e nelle redazioni dei principali media australiani: la leadership della premier del Victoria Jacinta Allan è diventata, nelle ultime settimane, oggetto di un’intensa speculazione politica, alimentata da sondaggi negativi, tensioni interne al Partito laburista e dall’avvicinarsi delle elezioni statali di novembre 2026.

Secondo ricostruzioni pubblicate da The Herald Sun, all’interno del Labor si starebbero moltiplicando i dubbi sulla tenuta elettorale della premier. Fonti anonime parlano di riunioni riservate tra esponenti delle correnti del partito e del timore che Allan possa trasformarsi in un “peso elettorale” capace di costare fino a venti seggi. Un dato che, se confermato, metterebbe seriamente a rischio la possibilità di un quarto mandato consecutivo per i laburisti, nel Victoria.

A rafforzare queste inquietudini contribuiscono i numeri dei sondaggi che mostrano un crollo della popolarità personale della premier, con un saldo negativo tra i peggiori nel Paese e un consenso elettorale in calo rispetto al 2022. Parallelamente, la leader dell’opposizione liberale, Jess Wilson, risulta in vantaggio come “premier preferita”, segnale di un elettorato sempre più volatile.

Non sorprende quindi che si siano intensificate le manovre interne alle diverse correnti laburiste. In particolare, alcune componenti della sinistra del partito starebbero valutando scenari alternativi, inclusa una possibile convergenza con la fazione di destra per promuovere un cambio di leadership. Tra i nomi più citati figurano il vicepremier Ben Carroll e la ministra Gabrielle Williams, entrambi però pubblicamente allineati alla premier.

Dal canto suo, Allan ha reagito con fermezza, liquidando le indiscrezioni come “pettegolezzi anonimi” e arrivando a definire i critici interni “birbanti”. Una strategia comunicativa volta a proiettare unità e controllo, mentre l’agenda ufficiale del governo continua a concentrarsi su costo della vita, infrastrutture e servizi.

Anche i media radiofonici come 3AW hanno contribuito ad alimentare il dibattito pubblico, con commentatori e insider che suggeriscono come il destino politico della premier possa dipendere da pochi mesi decisivi, segnati da sondaggi, gestione degli scandali, in particolare quello legato al sindacato CFMEU, e dalla capacità di riconnettersi con l’elettorato suburbano.

In questo contesto, la questione della leadership non è solo interna ai laburisti, ma si intreccia con una più ampia percezione di stanchezza del governo dopo anni al potere. La narrazione mediatica, da The Age fino ai tabloid e ai commentatori radiofonici, converge su un punto: Allan affronta la prova più difficile della sua breve premiership, iniziata nel 2023 dopo le dimissioni di Daniel Andrews.

La vera incognita resta la tempistica. Un eventuale cambio di leadership prima delle elezioni potrebbe permettere ai laburisti di “resettare la narrativa”, ma comporterebbe anche rischi elevati di instabilità. Al contrario, mantenere Allan alla guida significherebbe puntare sulla continuità, sperando in un recupero nei consensi.

Per ora, ufficialmente, il gruppo parlamentare di governo fa quadrato attorno alla premier. Ma nella politica, come spesso accade, ‘non c’è fumo senza arrosto’ e le smentite pubbliche convivono con manovre sotterranee. E a otto mesi dal voto, la leadership di Jacinta Allan appare tutt’altro che al sicuro.