CANBERRA - L’escalation del conflitto in Medio Oriente sta costringendo le aziende farmaceutiche a riorganizzare in tempi rapidi le rotte di approvvigionamento per garantire che i medicinali essenziali continuino ad arrivare in Australia.
La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, uno dei principali corridoi commerciali globali, ha interrotto il flusso di petrolio e merci, inclusi farmaci e prodotti alimentari, creando nuove pressioni sulla catena logistica.
Secondo la direttrice di Medicines Australia, Liz de Somer, alcune aziende stanno già deviando le spedizioni, passando dal trasporto marittimo a quello aereo o utilizzando percorsi alternativi che evitano lo spazio aereo del Medio Oriente. Una soluzione necessaria, ma costosa. “Questo ha un impatto enorme sui costi logistici per l’industria”, ha spiegato, sottolineando anche le difficoltà legate alla posizione geografica dell’Australia. “I medicinali fanno parte della nostra sicurezza nazionale e le aziende stanno facendo tutto il possibile per garantire le forniture”.
Oltre alle difficoltà legate alle rotte, il settore sanitario teme effetti più ampi dovuti alle tensioni sui mercati energetici. L’aumento dei prezzi del petrolio e le interruzioni nelle forniture rischiano infatti di incidere sulla produzione stessa dei farmaci. Alcuni medicinali comuni, come aspirina, paracetamolo e ibuprofene, utilizzano componenti derivati dal petrolio, mentre la disponibilità delle materie prime potrebbe ridursi, rallentando la produzione e aumentando i prezzi.
Il problema non riguarda solo l’Australia. Nel Regno Unito, l’associazione delle farmacie indipendenti ha lanciato un allarme sulla fragilità della catena di approvvigionamento, chiedendo misure per proteggere circa 150 medicinali essenziali. La forte dipendenza da importazioni, in particolare da paesi come Cina e India, rende molti sistemi sanitari vulnerabili a shock globali.
In Australia, le criticità erano già evidenti prima della crisi. L’autorità regolatoria segnala carenze per quasi 400 medicinali e, data la dipendenza dalle importazioni, anche una singola interruzione può causare ritardi prolungati. Le conseguenze si riflettono sui pazienti, costretti talvolta a cercare alternative più costose o a spostarsi tra diverse farmacie per trovare i farmaci necessari.
Secondo il Royal Australian College of General Practitioners, le difficoltà di approvvigionamento rappresentano un peso concreto per i cittadini, non solo dal punto di vista economico ma anche sanitario. Rafforzare la produzione locale e migliorare le scorte interne sono tra le soluzioni indicate per ridurre la vulnerabilità del sistema.
Il governo federale ha fatto sapere che la situazione è sotto controllo e che le scorte obbligatorie previste per alcuni farmaci dovrebbero contribuire a mantenere la disponibilità. Le autorità invitano però la popolazione a evitare acquisti impulsivi, mentre l’industria continua a riorganizzare le rotte per garantire continuità nelle forniture.