CITTÀ DEL VATICANO - Il Papa ha auspicato che le trattative in corso per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina vadano a buon fine. Ma soprattutto ha lanciato un appello affinché nei colloqui sia sempre al centro “il bene comune dei popoli”. Lo ha detto nel corso dell’ultimo Angelus a Castel Gandolfo.
È stata una giornata intensa per Papa Leone che prima ha celebrato la messa nel piccolo santuario di Santa Maria della Rotonda ad Albano e, dopo l’Angelus appunto, ha pranzato con oltre cento persone, tra assistiti della Caritas e volontari. Il Papa ha sottolineato la bellezza di “essere insieme, tutti attorno alla tavola e condividere i doni che il Signore ci ha dato”. I tavoli sono stati apparecchiati sotto alcuni gazebo all’interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo: “Un luogo così bello - ha commentato il Papa - che ci fa ricordare la bellezza della natura, della creazione ma ci fa anche pensare che la creatura più bella è quella creata nella somiglianza e immagine di Dio e siamo tutti noi”. “Essere riuniti in questo pranzo è vivere insieme a Dio in questa comunione”, ha concluso.
In precedenza, come detto, nell’Angelus il Pontefice ha invitto a a “non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. Questo no. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo. Può costare incomprensione, scherno, persino persecuzione, ma non c’è pace più grande di avere in sé la sua fiamma”, ha sottolineato Papa Leone ad Albano. “Ci troviamo in un antico Santuario le cui mura ci abbracciano. Si chiama ‘Rotonda’ e la forma circolare, come a Piazza San Pietro e come in altre chiese antiche e nuove, ci fa sentire accolti nel grembo di Dio.
All’esterno la Chiesa, come ogni realtà umana, può apparirci spigolosa - ha sottolineato Prevost -. La sua realtà divina, però, si manifesta quando ne varchiamo la soglia e troviamo accoglienza. Allora la nostra povertà, la nostra vulnerabilità e soprattutto i fallimenti per cui possiamo venire disprezzati e giudicati, e a volte noi stessi ci disprezziamo e ci giudichiamo, sono finalmente accolti nella dolce forza di Dio, un amore senza spigoli, un amore incondizionato”. In Maria “diventiamo una Chiesa madre, che genera e rigenera non in virtù di una potenza mondana, ma con la virtù della carità”, ha concluso il Papa. La pace resta al centro delle sue preoccupazioni. “Preghiamo perché vedano a buon fine gli sforzi per fare cessare le guerre e promuovere la pace, affinché nelle trattative si ponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli”, ha detto al termine della preghiera mariana. Il pensiero è per quella rete di incontri, tra l’Alaska e Washington, per cominciare a sperare nella fine della guerra in Ucraina.
Prosegue intanto il lavoro della Santa Sede, quella “soft diplomacy” della quale lo stesso Papa ha parlato qualche giorno fa. È lo stile del Vaticano che non ha armi, non ha territori o interessi da difendere ma può esercitare una importante pressione sui paesi. Rientra in questo continuo lavoro diplomatico non solo la missione umanitaria, come in Ucraina, ma anche l’offerta del suo territorio neutro per eventuali negoziati. La disponibilità ad aprire le porte del piccolo Stato per ospitare trattative di pace resta confermata ma è necessario che siano le parti a volerlo e più volte Mosca ha chiuso a questa ipotesi. Resta tutto l’impegno invece ad alleviare per quanto possibile le sofferenze della gente. Papa Francesco aveva avviato questa missione facilitando il ritorno dei bambini ucraini deportati in Russia e anche lo scambio di liste di prigionieri.
Papa Leone ha preso il testimone e proseguito nell’opera, come ha sottolinea to anche il cardinale ucraino Mykola Bychok. “Sono convinto che Leone XIV farà tutto il possibile per fermare le ostilità e aiutare il nostro Paese”, ha detto convinto al quotidiano dei vescovi. “È chiaro che il Papa, come tutta l’Ucraina, voglia la pace. Fin dall’inizio dell’invasione la Santa Sede ha fatto, e continua a fare, molto per sostenere la popolazione. Questo include preghiere costanti, frequenti appelli, aiuti umanitari e molte altre azioni che rimangono sconosciute all’opinione pubblica. Papa Leone sta moltiplicando gli sforzi”, ha assicurato il cardinale Bychok che negli ultimi tempi ha avuto diverse occasioni di incontro con Prevost. Stesso impegno per la pace è anche sugli altri terreni di conflitto, a partire dal Medio Oriente. Se la Santa Sede ha sempre chiesto insieme il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi, nei mesi è cresciuta la preoccupazione per Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima.