PECHINO – “Allargare gli orizzonti”, ma guardando “all’interesse nazionale”. È il messaggio con cui sir Keir Starmer sbarca alla corte di Xi Jinping, deciso a cercare di riallacciare il filo del dialogo fra il Regno Unito e il gigante cinese: obiettivo condiviso con altri alleati occidentali, dall’Ue al Canada, costretti a rilanciare le attenzioni verso l’Asia in una fase di fibrillazioni con il grande fratello americano, all’ombra di Donald Trump.
Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro britannico Keir Starmer trovano un terreno comune nelle oltre tre ore di dialogo, tra il bilaterale nella Grande sala del popolo a Pechino e il successivo pranzo a base di merluzzo e gnocchi di riso dolce.
Starmer, accompagnato da circa 60 capi d’azienda per la firma di una fitta serie di accordi, ha spiegato di ritenere il rapporto con la Cina in “una posizione forte” e di vedere Xi come qualcuno con cui poter fare affari. Giudizi che richiamano le parole del primo ministro canadese Mark Carney, anch’egli transitato di recente a Pechino, sulla maggiore “prevedibilità” cinese rispetto a quella dell’attuale amministrazione Usa.
Sir Keir, nell’incontro con Xi descritto come “caloroso e costruttivo, ha anche sfoderato la leva del calcio, parlando della Premier League che ha vasto seguito di fan in Cina. “Ho fatto la promessa 18 mesi fa, quando siamo stati eletti alla guida del governo, che avrei fatto sì che la Gran Bretagna si rivolgesse di nuovo verso l’esterno”, ha detto Starmer a Xi durante il vertice.
Sir Keir ha detto a Xi che “dobbiamo anche consentire un dialogo significativo sulle aree su cui non siamo d’accordo, l’unico modo per fare progressi”. Starmer dirà a fine colloqui di aver sollevato questioni, come il caso del magnate dell’editoria pro-democrazia di Hong Kong Jimmy Lai – condannato per sedizione e ora a rischio ergastolo -, e il nodo dei diritti umani nello Xinjiang. Tutti temi surclassati dalla necessità del “reset” delle relazioni bilaterali.
Starmer ha concordato l’accesso in Cina di 30 giorni senza visto per i britannici, utile a rimettere in moto gli uomini d’affari e le imprese. Ha discusso di tariffe cinesi più basse sul whisky (dal 10% a 5%) e ha accolto con favore l’investimento di 15 miliardi di dollari della britannica AstraZeneca in Cina. Oltre al calcio, c’è stato ovviamente lo spazio per commercio e sicurezza, e per la guerra in Ucraina, scatenata quattro anni fa dall’aggressione della Russia.
Xi, da parte sua, ha affermato che Cina e Regno Unito devono “superare le loro differenze”, riconoscendo che le relazioni bilaterali hanno attraversato “colpi di scena che non sono serviti agli interessi dei nostri Paesi”. Ma ora, ha aggiunto, “dovremmo costruire una partnership che possa superare la prova della storia, che è la cosa giusta che serve gli interessi fondamentali del Paese e del popolo”.
La visita di Starmer è stata presentata con enfasi dai media statali cinesi, come un’occasione per la “nuova era delle relazioni” e la prova della “serietà” di Pechino, capace di attrarre gli alleati più stretti degli Usa. Durissimo il giudizio dell’opposizione Tory: Starmer è andato a Pechino “a prostrarsi a Xi”.