MELBOURNE - Lo studio pubblicato da Save the Children e 54 Reasons denuncia un arretramento dei diritti dei minori in Australia, mentre diversi Stati e Territori hanno adottato una linea sempre più rigida in materia di giustizia giovanile.

Negli ultimi due anni si sono viste norme più severe sulla libertà provvisoria, leggi che avvicinano i minori al sistema penale degli adulti nel Queensland e nel Victoria, oltre a preoccupazioni per la reintroduzione degli spit hoods (cappucci coprivolto) e la riduzione dell’età di responsabilità penale nel Northern Territory.

Secondo le organizzazioni, queste scelte violano principi fondamentali e non migliorano la sicurezza pubblica. La direttrice di 54 Reasons, Vicki Mau, afferma che le misure punitive “tolgono diritti sotto la giustificazione della sicurezza della comunità”, senza però incidere in modo efficace sui comportamenti a rischio. La ricerca sostiene inoltre che la detenzione di minoti non riduce i reati ma alimenta cicli di recidività difficili da spezzare.

L’impatto è particolarmente forte sulle comunità aborigene e delle Torres Strait Islands: i minori First Nations sono quasi 27 volte più presenti in detenzione rispetto ai coetanei non indigeni. Il rapporto include la testimonianza di “Ethan”, nome di fantasia, un sedicenne attualmente detenuto dopo aver violato le condizioni di libertà provvisoria. Il giovane descrive una spirale di ingressi e uscite dal sistema che per molti diventa quasi inevitabile, e racconta come i programmi educativi di 54 Reasons lo stiano aiutando a cercare alternative.

Mau sottolinea che molti minori coinvolti nella giustizia giovanile hanno vissuto traumi, povertà, violenza domestica, instabilità abitativa o mancanza di sostegni adeguati per difficoltà fisiche, mentali o legate alla disabilità. Interventi precoci e risposte di tipo terapeutico risultano molto più efficaci nel ridurre i reati rispetto alla detenzione.

Il rapporto chiede al governo federale l’introduzione di standard nazionali obbligatori per garantire uniformità e rispetto dei diritti dei minori in tutti gli stati. Tra le raccomandazioni figurano una maggiore partecipazione dei giovani alle decisioni che li riguardano, la creazione di ministri dedicati all’infanzia e l’innalzamento dell’età minima di responsabilità penale a 14 anni.