WASHINGTON - In un’intervista esclusiva rilasciata al Telegraph, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un duro avvertimento: la Casa Bianca sta seriamente valutando la possibilità di ritirarsi dalla Nato. Il motivo della rottura risiede nel rifiuto degli alleati europei di unirsi alla guerra contro l’Iran e di collaborare attivamente nella gestione delle tensioni legate allo Stretto di Hormuz. 

Trump ha definito l’Alleanza Atlantica una “tigre di carta”, affermando che l’uscita degli Usa dal trattato di difesa è ormai un’ipotesi “ben oltre una semplice rivalutazione”. “Non sono mai stato convinto dalla NATO — ha chiosato il presidente — e lo sa anche Putin, tra l’altro”. 

Il risentimento di Washington nasce dalla mancata reciprocità percepita da Trump: “Siamo sempre stati presenti automaticamente, Ucraina compresa. L’Ucraina non era un nostro problema, era un test, e noi eravamo lì per loro. Loro, invece, non sono stati lì per noi”. Il riferimento è alla richiesta, respinta dagli alleati, di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale. “Credevo che il sostegno dovesse essere automatico, senza bisogno di insistere troppo. Invece è stato davvero difficile da credere”. 

Particolarmente duri sono stati i commenti rivolti al Regno Unito e al primo ministro Keir Starmer. Trump ha aspramente rimproverato Londra per essersi rifiutata di contribuire alla guerra israelo-statunitense contro l’Iran, arrivando a mettere in dubbio l’efficienza militare britannica: “Non avete nemmeno una marina militare. Siete troppo vecchi e avevate portaerei che non funzionavano”. 

Interrogato sulla necessità che Starmer aumenti la spesa per la difesa, Trump ha risposto con disinteresse: “Non ho intenzione di dirgli cosa fare, non importa. Tutto ciò che Starmer vuole sono costose pale eoliche che stanno facendo schizzare alle stelle i prezzi dell’energia”. 

La risposta di Downing Street non si è fatta attendere. In una conferenza stampa a Londra, Starmer ha definito la Nato “l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai conosciuto”, ribadendo l’impegno britannico nonostante le pressioni: “Agirò nell’interesse nazionale. Questa non è la nostra guerra e non ci faremo trascinare in essa”. Il premier ha poi aggiunto che il Regno Unito cercherà legami più stretti e un maggiore allineamento con l’Unione Europea in termini di difesa e sicurezza. 

Anche da Bruxelles è arrivata una nota di fermezza. La portavoce della Commissione Europea, Anitta Hipper, ha ribadito che il legame transatlantico rimane “cruciale”, ricordando che l’Ue ha già mobilitato 800 miliardi di euro per la sicurezza comune (piani Readiness 2030/ReArm Europe), di cui 150 miliardi specificamente destinati agli acquisti congiunti tramite lo strumento di investimento Safe. 

A dare manforte alla linea del presidente è intervenuto il Segretario di Stato Marco Rubio. In un’intervista a Fox News, Rubio ha messo in discussione il valore dell’alleanza se gli Stati Uniti non possono usare le basi in Europa per difendere i propri interessi nazionali. 

“Dicevo sempre che la Nato ci consentiva di proiettare potenza nel mondo tramite le basi europee quando la nostra sicurezza era minacciata”, ha spiegato Rubio. “Ma se arriviamo al punto in cui non possiamo usare quelle basi, o ci negano i diritti di sorvolo, allora la Nato è una strada a senso unico. Perché dovremmo spendere centinaia di miliardi di dollari se nel momento del bisogno ci viene risposto di no?”. 

Le lamentele di Rubio e Trump sembrano indirizzate a specifici rifiuti avvenuti durante il conflitto in corso. La Spagna ha negato basi e sorvolo per l’attacco in Iran, poiché l’operazione non rientra nella cornice NATO. La Francia, dal primo giorno, ha chiarito che non avrebbe autorizzato l’uso delle proprie basi per attacchi contro l’Iran, negando inoltre a Israele lo spazio aereo per il trasferimento di armi Usa. 

Infine, è emerso il caso di Sigonella, in cui anche l’Italia ha negato il permesso ad aerei militari statunitensi di atterrare prima di proseguire verso il Medio Oriente, poiché Washington non aveva richiesto la preventiva autorizzazione prevista dagli accordi bilaterali del 1954. 

Rubio ha concluso avvertendo che, una volta “portato a termine il lavoro” e raggiunti gli obiettivi bellici, gli Stati Uniti dovranno esaminare con estrema attenzione se questa alleanza serva ancora lo scopo per cui è nata o se sia ormai superata.