CANBERRA - Il governo chiude temporaneamente le porte a migliaia di cittadini iraniani con visto turistico, in una misura che riflette le preoccupazioni legate al conflitto in Medio Oriente e alle possibili ricadute sul sistema migratorio.
Il ministro degli Interni Tony Burke ha annunciato che oltre 7mila titolari di visti temporanei subclass 600 non potranno entrare nel paese per i prossimi sei mesi. La decisione riguarda persone che avevano già ottenuto il visto ma non erano ancora partite.
Secondo il governo, la misura serve a evitare che situazioni di emergenza internazionale si traducano automaticamente in richieste di permanenza in Australia. “Le decisioni su chi resta in modo permanente devono essere scelte deliberate del governo, non una conseguenza casuale”, ha spiegato Burke.
Il provvedimento è reso possibile da modifiche legislative approvate a marzo, che ampliano i poteri del ministro in materia di gestione dei flussi migratori.
Restano alcune eccezioni. Potranno entrare nel paese i familiari diretti di cittadini o residenti australiani, così come i genitori di minori già presenti in Australia. In casi limitati sarà possibile ottenere un permesso speciale di viaggio.
Il governo ha precisato che chi ha già iniziato il viaggio o si trova in transito potrà generalmente completarlo senza ulteriori autorizzazioni.
La decisione ha però suscitato critiche. Il senatore dei Verdi David Shoebridge ha accusato l’esecutivo di negare protezione a persone che potrebbero trovarsi in pericolo. Secondo i critici, la misura mira a impedire richieste d’asilo presentate direttamente sul territorio australiano.
Anche nella comunità iraniana emergono preoccupazioni. Kambiz Razmara, vicepresidente della Australian Iranian Society of Victoria, ha riconosciuto la difficoltà della situazione ma ha sottolineato che “spesso sono le persone innocenti a pagare il prezzo di decisioni affrettate”.
Tra i timori principali vi è l’incertezza sui tempi e sui criteri per ottenere eventuali deroghe, soprattutto per chi è già in viaggio.
Razmara ha anche evidenziato un altro aspetto: il rischio che individui legati al regime iraniano possano entrare nel paese, suggerendo che i controlli dovrebbero concentrarsi su questi casi.
Il governo difende la scelta come necessaria per mantenere ordine e controllo nel sistema migratorio. Tuttavia, la misura evidenzia ancora una volta il difficile equilibrio tra sicurezza, gestione dei flussi e tutela delle persone coinvolte in crisi internazionali.