SYDNEY - La Reserve Bank of Australia (RBA) ha deciso di vietare i sovrapprezzi applicati ai pagamenti con carte di debito e di credito, una mossa che punta a eliminare costi nascosti per i consumatori ma che rischia di avere effetti indiretti sui prezzi.
Il provvedimento riguarda i circuiti EFTPOS, Mastercard e Visa e mira a cancellare una pratica che, secondo la Banca centrale, costa ai clienti circa 1,6 miliardi di dollari l’anno senza migliorare le scelte di pagamento. Parallelamente, verrà ridotto anche il tetto alle commissioni interbancarie – le somme che gli esercenti pagano agli emittenti delle carte – con un risparmio stimato di circa 910 milioni di dollari annui per le imprese.
L’obiettivo è palese: rendere più trasparente il prezzo finale. Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha sottolineato che “gli australiani detestano le spese nascoste quando pagano con carta” e che la riforma serve a far sapere chiaramente quanto si paga.
Tuttavia, il settore della ristorazione e dell’ospitalità non è convinto. Secondo l’Australian Restaurant and Cafe Association, i locali non assorbiranno i costi ma li incorporeranno nei prezzi di listino. Il risultato, sostiene il direttore Wes Lambert, è che “i consumatori non risparmieranno nulla” e anzi rischiano di pagare di più.
Una posizione simile viene assunta dall’Australian Hotels Association, che definisce i veri beneficiari della riforma le banche e mette in dubbio l’utilità complessiva dell’intervento.
Gli esperti invitano alla cautela. La docente della RMIT University Angel Zhong sottolinea che il divieto di sovrapprezzo funziona solo se accompagnato da un controllo efficace delle commissioni: altrimenti i costi si spostano semplicemente altrove nel sistema. In altri Paesi, misure simili hanno portato a una riduzione dei programmi premio legati alle carte, segno di un riequilibrio interno.
Dal lato dei consumatori, invece, il giudizio è positivo. L’associazione Choice parla di intervento atteso da tempo, soprattutto in una fase in cui molte famiglie fanno i conti con il caro vita.
Il cambiamento riflette anche un’evoluzione strutturale: i pagamenti elettronici sono passati dal 25 per cento nel 2007 al 75 per cento nel 2022, trasformandosi di fatto in un’infrastruttura essenziale.
Le nuove regole entreranno in vigore dal 1° ottobre, mentre ulteriori misure su trasparenza e commissioni internazionali arriveranno nel 2027. La direzione è tracciata: meno costi nascosti, ma il prezzo finale resta una variabile aperta.