TUCUMÁN - Dopo anni di attesa e oltre mezzo secolo dai fatti, inizia finalmente domani, 11 marzo, il processo sulla responsabilità imprenditoriale nei crimini commessi nel 1975 nell’industria zuccheriera (qui chiamata ingenio) La Fronterita, nella provincia di Tucumán.  

Il Tribunale Orale Federale della Provincia ha fissato per l’11 marzo alle 9.30 l’inizio del dibattimento, che vedrà imputati due ex dirigenti dell’azienda. 

Si tratta Alberto Figueroa Minetti, ex amministratore dell’ingenio, ed Eduardo Buroti, ex dirigente dell’impresa. Entrambi, oggi 86enni, sono accusati di complicità in sequestri, torture, violenze sessuali, omicidi e sparizioni forzate. Il processo riguarda 68 vittime, lavoratori dello zuccherificio o abitanti delle colonie operaie legate all’azienda: 11 di loro risultano tuttora desaparecidos

La responsabilità delle forze repressive per questi fatti è già stata accertata in processi precedenti – tra cui quello sull’Operativo Independencia – ma finora non si era riusciti ad avanzare sul fronte della responsabilità di dirigenti e proprietari delle imprese. 

L’ingenio La Fronterita, fondato negli anni Venti dalla famiglia Minetti nei pressi della città di Famaillá, crebbe notevolmente durante le ultime due dittature militari argentine.  

Secondo il rapporto “Responsabilità imprenditoriale nei delitti de lesa umanità”, realizzato dal Cels (Centro estudios legales y sociales), Flacso (un’università privata specializzata in scienze sociali) e Segreteria per i diritti umani della Nazione, l’azienda aumentò produzione e profitti anche grazie alla persecuzione sindacale e alla repressione dei lavoratori. 

Abitazioni delle colonie, oggi abbandonate, dove vivevano le vittime al momento dei sequestri. (Foto: Ufficio di Tucumán della Procura per i crimini contro l’umanità).

I fatti oggetto del processo risalgono a oltre cinquant’anni fa, prima ancora del golpe del 1976. A partire da febbraio 1975, nel contesto dell’Operativo Independencia (un’operazione nella quale si usarono i militari non per difendere le frontiere, ma per annientare un nemico interno, i cosiddetti “sovversivi”) l’Esercito installò nell’ingenio truppe speciali denominate “Rayo”.  

Gli uomini si stabilirono in tre aree dell’azienda: il “Comando de la Laguna”, destinato agli ufficiali; il “Tambo”, dove alloggiavano i soldati; e i “conventillos”, abitazioni utilizzate come centro clandestino di detenzione. I sopravvissuti hanno identificato questi luoghi come quelli in cui furono detenuti illegalmente e torturati. 

Durante le indagini è stato accertato che l’azienda mise a disposizione le proprie strutture per il funzionamento dei centri clandestini di detenzione, fornì supporto logistico alla base militare, veicoli e informazioni ai militari per facilitare sequestri e omicidi. E contemporaneamente liberarsi di sindacalisti e lavoratori più organizzati.

Secondo la Camera Federale di Tucumán, “senza gli apporti forniti dall’impresa, i crimini investigati non avrebbero potuto essere commessi nel modo in cui sono stati perpetrati”. 

L’inchiesta sul caso La Fronterita è stata avviata nel 2018, sulla base delle testimonianze e delle prove emerse durante il primo processo sull’Operativo Independencia l’anno precedente. Nel 2019 il giudice federale Daniel Bejas aveva disposto il non luogo a procedere per gli imprenditori, decisione poi confermata dalla Camera Federale di Tucumán. 

La Procura e le parti civili ricorsero però alla Camera di Cassazione, che nel dicembre 2020 annullò quella decisione. Nell’agosto 2021 la Camera di Tucumán dispose quindi il rinvio a giudizio per crimini contro l’umanità. 

Il caso fu elevato a giudizio pochi mesi dopo, quando gli imputati erano quattro: oltre a Figueroa Minetti e Buroti figuravano anche Alfredo José Martínez Minetti e Fernando Cornú De Olmos. Nel frattempo, uno è deceduto, mentre l’altro è stato escluso dal processo per motivi di salute. 

Solo nell’aprile 2025 le imputazioni sono diventate definitive, dopo il passaggio in Cassazione e alla Corte Suprema. E domani, a più di un anno di distanza, inizierà il processo orale, considerato storico. 

I lunghi ritardi, come già avvenuto nel processo sui crimini dell’industria Ledesma nella provincia di Jujuy (un altro ingenio dove negli anni della dittatura avvenne un vero e proprio “rastrellamento” con tanto di blackout per ostacolare la fuga) hanno però avuto conseguenze pesanti: alcuni imputati sono morti senza essere giudicati e anche molti familiari delle vittime sono deceduti senza ottenere giustizia.