Fino alla fine di Memo
Avevano deciso di lasciarsi la domenica prima della fine del mondo. Non per colpa della fine, ma perché ormai non c’era più molto da dire.
Conveniva a entrambi: niente spiegazioni, niente pianti, nessuno a cui restituire felpe o regali.
“Almeno non dobbiamo fare grandi discorsi”, aveva detto lei.
“Almeno nessuno potrà dirci che abbiamo sbagliato”, aveva detto lui.
Tanto, alle 09:01, il mondo sarebbe finito.
Colazione, come sempre.
Caffellatte lui, caffè lungo lei. A ogni cucchiaiata lui beveva facendo quel solito rumore aspirato, lento, snervante.
Lei lo guardava senza parlare, poi gli porse i biscotti secchi. Lui non li mangiò.
Lui sbagliò il cassetto delle posate. Lei lo guardò, ma non glielo fece notare. Come sempre.
Alle 08:30 sistemarono la cucina.
Alle 08:45 controllarono il meteo online, anche se non serviva a molto.
Alle 08:55 si sedettero sul divano e aspettarono.
Poi niente. Nessun boato, nessun crollo. Solo il suono lieve del frigorifero e la voce della figlia del vicino che cantava stonata.
Un messaggio comparve sul telefono. Lei lo lesse a bassa voce, come fosse una cosa normale.
La fine del mondo è stata posticipata per cause non specificate.Restare in attesa di ulteriori comunicazioni.
Ci scusiamo per il disagio.
Si guardarono. Lei sospirò.