KABUL - Un devastante attacco aereo lanciato dal Pakistan contro un centro di riabilitazione per tossicodipendenti a Kabul ha provocato una delle più gravi tragedie civili degli ultimi anni nella regione.    

Secondo il portavoce del Ministero della Sanità afghano, Sharafat Zamani, il bilancio provvisorio è di 400 morti e oltre 200 feriti, ma si teme che i numeri possano aumentare mentre proseguono le operazioni di soccorso tra le macerie.    

Sebbene testimoni e giornalisti del New York Times confermino il recupero massiccio di corpi, il ministro dell’Informazione pakistano, Attaullah Tarar, ha difeso l’operazione dichiarando che gli attacchi sono stati “mirati con precisione esclusivamente alle infrastrutture del regime dei Talebani”.   

Questo drammatico episodio segna il punto di massima tensione di un’escalation che prosegue dal ritorno al potere dei Talebani nell’agosto 2021. Islamabad accusa apertamente Kabul di offrire rifugio e sostegno al Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), il movimento talebano pakistano che dal 2022 ha intensificato la guerriglia contro il governo di Islamabad.   

Nonostante i tentativi di mediazione, i Talebani afghani restano legati al TTP da una profonda coesione ideologica e familiare, nata combattendo fianco a fianco contro gli Stati Uniti per vent’anni.   

Per Kabul, reprimere il TTP rappresenterebbe un rischio di frammentazione interna e possibili defezioni verso lo Stato Islamico (ISIS-KP), uno scenario che il regime vuole evitare a ogni costo.   

La crisi non è legata esclusivamente al terrorismo, ma affonda le sue radici in dispute storiche mai risolte. Da un lato, il Pakistan sospetta da tempo che i Talebani agiscano come un’organizzazione per procura dell’India, sebbene la maggior parte degli analisti ritenga che il coinvolgimento di Nuova Delhi si limiti a contatti diplomatici e aiuti umanitari.  

Dall’altro, pesa il forte nazionalismo Pashtun dei Talebani, che non hanno mai riconosciuto la Linea Durand, il confine tracciato dai britannici nel 1893 che divide le comunità locali. Proprio queste spinte nazionaliste renderebbero un conflitto con il Pakistan probabile anche se il movimento TTP non fosse mai esistito.  

Un conflitto su vasta scala tra Afghanistan e Pakistan avrebbe ripercussioni dirette sugli interessi delle grandi potenze. Washington teme che le ostilità riducano la pressione antiterrorismo su Al-Qaeda e ISIS-KP. Quest’ultimo, in particolare, potrebbe approfittare del caos regionale per riemergere e pianificare attentati all’estero.   

Pechino, invece, ha interessi critici legati alla sicurezza della provincia dello Xinjiang. Con i propri cittadini ripetutamente presi di mira da attacchi in entrambi i Paesi, la Cina sta intensificando i rapporti di sicurezza con il Pakistan e premerà per un cessate il fuoco, cercando di accrescere la propria influenza diplomatica nell’area.