RIO DE JANEIRO – Almeno 64 persone sono morte martedì 28 ottobre a Rio de Janeiro durante una massiccia operazione di polizia contro il Comando Vermelho, l’organizzazione criminale più potente dello stato brasiliano. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale, tra le vittime ci sono quattro agenti di polizia. Si tratta dell’azione di sicurezza più letale nella storia della città.
L’operazione, chiamata “Contención”, ha coinvolto circa 2.500 agenti della Polizia civile e militare, supportati da 32 veicoli blindati, due elicotteri e droni di ricognizione. Le forze hanno fatto irruzione nei complessi di Penha e Alemão, nella zona nord di Rio, dove si trovano i principali bastioni del Comando Vermelho.
Il governatore dello Stato di Rio, Cláudio Castro, alleato dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha definito l’operazione “una guerra contro il narcoterrorismo” e ha dichiarato che sono state sequestrate “grandi quantità di droga e più di cinquanta fucili d’assalto”. Parallelamente, 81 persone sono state arrestate e decine di sospetti sono rimasti feriti durante gli scontri.
Le scene ricordavano un conflitto bellico: droni con esplosivi, sparatorie in strade strette, barricate incendiate e residenti intrappolati nelle loro case. Più di 200mila persone sono state colpite dalla sospensione dei trasporti pubblici e dalla chiusura delle scuole.
Il sindaco della ciuttà, Eduardo Paes, ha sostenuto l’offensiva affermando che la città “non può essere ostaggio dei gruppi criminali”. Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato l’alto numero di vittime e segnalato possibili abusi da parte della polizia. Human Rights Watch aveva già avvertito che recenti cambiamenti legislativi a Rio incoraggiavano l’uso letale della forza da parte degli agenti.
L’obiettivo principale dell’operazione era Edgar Alves de Andrade, noto come “Doca” o “Urso”, considerato capo regionale del Comando Vermelho a Penha. Ricercato per oltre un centinaio di omicidi, il suo attuale luogo di residenza è ancora sconosciuto.
Il Comando Vermelho, fondato nel 1979 in un carcere di Rio, controlla ampie aree della città attraverso reti di narcotraffico, estorsione e riciclaggio di denaro. La sua influenza si è estesa ad altri stati del Brasile e continua a scontrarsi con le milizie paramilitari formate da ex poliziotti e militari.
Mentre il governo statale celebra l’operazione come un colpo storico al crimine organizzato, gli esperti avvertono che la violenza strutturale e l’assenza dello Stato nelle favelas potrebbero rendere la calma solo momentanea.
Dall’inizio del 2025, più di 700 persone sono morte durante interventi di polizia a Rio de Janeiro. Con i 64 morti di martedì, la città torna a mostrare il solito dilemma: come combattere il narcotraffico senza trasformare i quartieri più poveri in campi di battaglia.