WASHINGTON - Quella che doveva essere un’operazione “chirurgica” si è trasformata nella pagina più nera del conflitto iniziato il 28 febbraio scorso. Secondo un’inchiesta del New York Times, supportata da rivelazioni della Reuters e da fonti del Pentagono, sono stati gli Stati Uniti a colpire la scuola elementare femminile Shajarah Tayyebeh a Minab. L’attacco ha provocato una strage senza precedenti recenti: il bilancio aggiornato parla di oltre 170 vittime, in gran parte bambine tra i sette e i dodici anni. 

L’indagine militare ha fatto luce sul perché un edificio scolastico sia finito nel mirino della coalizione. La responsabilità ricade su un tragico errore nel ciclo di intelligence dovuto all’utilizzo di dati superati.  

Il Comando Centrale statunitense ha, infatti, impiegato coordinate fornite dalla Defense Intelligence Agency non aggiornate, risalenti a quando l’edificio, fino al 2013, faceva parte di una base militare adiacente dei Pasdaran. Nonostante dal 2016 la scuola fosse stata chiaramente separata dal complesso militare da una recinzione e riconvertita a uso civile, i sistemi di puntamento dei missili Tomahawk hanno ignorato tale distinzione facendo riferimento alla vecchia destinazione d’uso.  

L’indagine deve ora chiarire perché i protocolli di valutazione dei danni collaterali siano stati aggirati, permettendo l’inserimento di un obiettivo civile nella lista dei target senza una verifica recente. 

Mentre il mondo veniva scosso dalle immagini dei piccoli corpi estratti dalle macerie, il presidente Donald Trump ha mantenuto un atteggiamento ambiguo. Dopo aver inizialmente accusato l’Iran della strage, il tycoon si è trincerato dietro un secco “Non ne so nulla” davanti alle domande dei giornalisti sulla responsabilità Usa. 

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha cercato di stemperare la portata delle rivelazioni: “L’indagine è ancora in corso e i risultati sono preliminari”. Tuttavia, la pressione internazionale aumenta: l’Onu ha già chiesto un’indagine indipendente, definendo l’accaduto un potenziale crimine di guerra. 

La città di Minab, affacciata sullo Stretto di Hormuz, non era considerata un obiettivo ad alta priorità. Eppure, il missile ha centrato l’edificio in pieno orario scolastico, con le aule affollate. L’attacco ha colpito con estrema accuratezza, facendo crollare il tetto della struttura e distruggendo oltre metà del plesso. 

La Repubblica Islamica ha organizzato funerali di massa il 3 marzo e ha chiesto una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, citando l’evento come prova della “furia indiscriminata” dell’offensiva congiunta Usa-Israele.