L’uccisione del capo di uno Stato sovrano è una violazione del diritto internazionale ma, se il mondo non si è indignato più di tanto per le stragi di innocenti a Gaza, di certo non rimpiangerà la morte di un dittatore sanguinario. A noi, costretti ad assistere impotenti al dipanarsi di questi tragici eventi, non resta che interrogarsi sul futuro e chiedersi se ci sia o meno un limite oltre il quale non sarà possibile spingersi, per non trasformare il mondo in un far west feroce e senza regole, dove solo la potenza di fuoco decide dei destini comuni e risolve le controversie.

Prima di riempire il Medio Oriente di nuove deflagrazioni, i due leader si sono incontrati e hanno deciso i dettagli dell’attacco. Erano in corso negoziati ma hanno deciso di ignorarli, perché la forza armata è la chiave del loro successo. È la Terza guerra mondiale a pezzi che denunciava, inascoltato, Papa Francesco. I due capi di Stato hanno assunto decisioni gravide di conseguenze per il mondo intero, ma non hanno concordato il nome dell’operazione. I potenti amano gingillarsi con questi dettagli che servono a ricoprire di enfasi le consuete stragi. Gli americani hanno deciso per Furia epica, Israele ha preferito Leone ruggente; due nomi per la stessa guerra e sembra quasi un videogioco, ma c’è chi davvero ne muore: i “danni collaterali” sono indispensabile corollario di ogni conflitto moderno e già si piangono i tanti bambini massacrati dai primi missili caduti nel posto sbagliato. Del resto, agli esperti non interessa il numero dei morti, ma solo la loro eccellenza. Per loro vale la pena sacrificare cento bambine, se muore anche il vecchio Ayatollah, checché ne pensino i genitori delle studentesse della scuola colpita da un missile davvero poco “intelligente”.

Negli otto minuti in cui ha annunciato l’attacco all’Iran, Donald Trump è apparso sorprendentemente lucido. Niente fuori programma, uscite rabbiose o attacchi personali, è stato un discorso da Presidente, solenne ma anche un po’ buffo, per via di quella vocetta improbabile e della tesa del cappellino da baseball che oscurava gli occhi: un clown alla testa dell’esercito più potente del mondo. Lo sguardo non lo abbiamo che intravisto, mentre annunciava morte e distruzione.

È strano vedere il capo di una grande potenza annunciare la guerra e invocare protezione divina indossando un cappellino da baseball, non so farci l’abitudine. Parole e benedizioni senza paramenti sacri che annunciano deflagrazioni, fumo, rovine e sangue per “eliminare imminenti minacce da parte del regime iraniano”. “Questo terribile regime non potrà mai possedere l’arma atomica”, ha affermato il Presidente del Paese che ne possiede così tante da poter annientare più volte l’umanità, l’unico, del resto, che le abbia anche mai usate. In coda, però, il Presidente ha aggiunto un’invocazione a suo modo sorprendente ai cittadini iraniani, invitandoli a rintanarsi nelle loro case, perché fuori le bombe pioveranno a lungo, ma anche a scendere per strada, per rovesciare il governo. Così non è chiaro se quest’ennesima guerra “preventiva” sia per fermare una minaccia non dimostrata o per fomentare un cambio di regime.

A Netanyahu, lui invece sì, ben vestito, incravattato e accuratamente pettinato, sono bastati tre minuti per dire le stesse cose: “L’aiuto in cui speravate è arrivato”, ha detto rivolgendosi al popolo iraniano, “è tempo di unirsi per rovesciare questo regime”. Ma i corpi esamini delle bambine “aiutate” giacciono ancora sotto le macerie.

Il giornalista ebreo Gad Lerner ha definito blasfemo il tentativo del leader israeliano di santificare l’attacco richiamando l’imminente festività ebraica di Purim. È certo strano che una lezione di etica di governo giunga da un leader accusato di atti di genocidio, però può darsi che i due leoni ruggenti e furiosi, messi alle strette in patria dalle loro responsabilità, stiano risalendo nei sondaggi e forse questa guerra la si può leggere anche così.

Intanto la “guida suprema” è stata uccisa, la successione è aperta e il Medio Oriente è in fiamme ma ci siamo abituati: è l’area geopolitica più instabile al mondo, hanno sottolineato le Nazioni Unite, sempre più disunite e impotenti.

I due leader si sono permessi di incitare alla rivolta un popolo che più e più volte non ha esitato ad affrontare a mani nude gli spietati Guardiani della rivoluzione, ma sono davvero interessati alle sorti degli iraniani? 

Sul Bullettin of the Atomic Scientist, la rivista scientifica internazionale che valuta il rischio di guerra atomica, Joseph Cirincione ha scritto che questa nuova guerra, avviata senza mandato Onu né autorizzazione del Congresso USA, è priva di senso e ingiustificata, perché l’Iran non rappresenta un rischio imminente e non ha un arsenale nucleare né capacità balistica tale da poter colpire l’Europa, tantomeno gli Stati Uniti.

L’analista politico ha ricordato che storicamente nessun governo è stato rovesciato con il solo ricorso ai raid aerei e che la Guardia nazionale iraniana, ben addestrata e armata, è forte di 200.000 unità e di un milione di affiliati, cosicché difficilmente la rivolta popolare auspicata potrebbe avere successo, mentre il cambio dell’obiettivo strategico, da: “fermare la minaccia nucleare” a: “rovesciare il governo”, è talmente esiziale per il regime che potrebbe ispirare una risposta rabbiosa e dagli esiti imprevedibili.

Anche secondo la Rete italiana per la Pace e il Disarmo, “l’attacco missilistico di Usa e Israele contro l’Iran non aiuterà la società civile iraniana a liberarsi del regime teocratico ma darà nuove motivazioni a Teheran per accelerare il proprio riarmo e rafforzare la repressione interna”, mentre, secondo gli specialisti di ICAN, la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari,  i colloqui in corso lasciavano intravedere la possibilità di approvare un credibile piano di controllo internazionale del programma nucleare iraniano.

Ma USA e Israele hanno scelto la guerra e Netanyahu ha dichiarato: “Era ora o mai più”, senza però spiegare perché. I due capi di Stato danno la sensazione di essere leoni furiosi messi alle strette, disposti a destabilizzare il Medio Oriente pur di restare saldamente al potere. Molte vittime innocenti pagheranno il prezzo della loro arroganza.