TEHERAN – L’Iran avrebbe iniziato a minare lo Stretto di Hormuz e Donald Trump  promette una risposta devastante degli Stati Uniti. La guerra in Iran, se possibile, va incontro ad un’ulteriore escalation. 

Teheran, secondo quanto riferisce la Cnn, ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz, il passaggio chiave per il 20% del petrolio mondiale. 

Le operazioni nello Stretto non avrebbero ancora raggiunto un’ampiezza rilevante, ma negli ultimi giorni sarebbero comunque state posizionate decine di mine.

L’esercito americano ha affermato di aver distrutto 16 navi posamine iraniane nei pressi dello Stretto. “Il 10 marzo le forze statunitensi hanno eliminato numerose navi iraniane, tra cui 16 posamine vicino allo Stretto di Hormuz”, ha affermato il Comando centrale statunitense su X, allegando un video che mostra alcuni degli attacchi.

L’Iran, però, nonostante i raid americani contro la Marina nemica, dispone ancora dell’80-90% di piccole imbarcazioni e posamine: i mezzi utilizzabili dai Pasdaran, che controllano lo Stretto, sono sufficienti per trasformare Hormuz in una trappola. 

Le Guardie Rivoluzionarie nei giorni scorsi hanno annunciato che avrebbero attaccato ogni petroliera di passaggio: lo Stretto, di fatto, è chiuso dall’inizio del conflitto. Nella giornata di martedì, gli Stati Uniti hanno smentito le news relative alla scorta che sarebbe stata fornita ad una petroliera: il traffico, in sostanza, è fermo.

“Se l’Iran facesse qualcosa che fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, verrebbe colpito dagli Stati Uniti d’America VENTI VOLTE PIÙ FORTE di quanto non sia stato colpito finora. Inoltre, elimineremo obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi di nuovo come nazione.

Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada! Questo è un regalo degli Stati Uniti d’America alla Cina e a tutte quelle nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero che sia un gesto che sarà molto apprezzato”, ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

“Se l’Iran ha posizionato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse IMMEDIATAMENTE! Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima.

Se, d’altra parte, rimuovessero ciò che potrebbe essere stato posizionato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione! Inoltre, stiamo utilizzando la stessa tecnologia e le stesse capacità missilistiche impiegate contro i trafficanti di droga per eliminare definitivamente qualsiasi imbarcazione o nave che tenti di minare lo Stretto di Hormuz. Saranno affrontati rapidamente e con violenza. ATTENZIONE!”, ha concluso Trump.

I leader del G7, sotto la presidenza del francese Emmanuel Macron, hanno tenuto in queste ore una videoconferenza, per discutere soprattutto delle conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente, in particolare della “situazione energetica”, afferma la presidenza francese.

“Questa sarà la prima discussione su questi temi tra i membri del G7. Il coordinamento economico è fondamentale per una risposta efficace e utile alla situazione”, ha affermato l’Eliseo prima della riunione virtuale.

Nel frattempo, Regno Unito, Germania e Italia stanno collaborando “a stretto contatto” per facilitare la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Guardian che cita un portavoce del primo ministro britannico, Keir Starmer. Il capo del governo inglese ha parlato con i leader di Germania e Italia “della situazione in Medio Oriente, discutendo dello Stretto di Hormuz”. “Hanno concordato sull’importanza vitale della libertà di navigazione per le navi in queste acque.

Hanno concordato di collaborare strettamente nei prossimi giorni per far fronte alle minacce iraniane”, ha affermato il portavoce. Il Regno Unito - ha aggiunto - sta “collaborando con gli alleati su una serie di opzioni per supportare la navigazione commerciale attraverso lo Stretto, man mano che si evolve il quadro della minaccia”.