TEHERAN - Nonostante la distruzione delle grandi unità navali iraniane da parte degli Stati Uniti, Teheran ha avviato una nuova strategia di posa di mine utilizzando una flotta di centinaia di piccole imbarcazioni veloci.
Secondo quanto riferito dal New York Times, l’obiettivo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (Irgc) è saturare le acque dello Stretto più velocemente di quanto la Marina statunitense riesca a bonificarle, creando un deterrente costante al traffico marittimo.
La minaccia iraniana non si limita alle classiche mine a contatto. Secondo gli esperti del think tank Rusi, l’Iran dispone di sofisticate mine da fondo posizionate sul fondale marino. Queste armi si attivano rilevando variazioni magnetiche, acustiche o di pressione al passaggio delle navi e possono essere collocate in modo furtivo dai “sottomarini tascabili” per evitare i raid aerei della coalizione.
A completare il quadro della guerra asimmetrica ci sono i droni navali (Usv), piccoli veicoli senza equipaggio carichi di esplosivo, difficili da intercettare poiché operano a pelo d’acqua o appena sotto la superficie. Questi droni sono già stati protagonisti di almeno due attacchi letali dall’inizio del conflitto: il primo contro una petroliera al largo dell’Oman e il secondo contro la Sonangol Namibe vicino al porto iracheno di Khor al Zubair.
Il presidente Donald Trump, attraverso i propri canali social, ha intimato la rimozione immediata delle mine, minacciando di colpire l’Iran “venti volte più duramente”, se il flusso di petrolio dovesse essere interrotto. Solo nell’ultima settimana, l’esercito statunitense ha dichiarato di aver intercettato e attaccato 16 imbarcazioni iraniane impegnate in operazioni di minamento.
Nonostante le perdite, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha confermato in una dichiarazione scritta che il blocco dello Stretto resta una priorità assoluta del regime.
Sebbene lo Stretto sia di fatto già chiuso al traffico commerciale, l’Iran conserva ancora alcune delle sue carte più pericolose. Tra queste figurano i missili antinave, come le varianti nazionali del balistico cinese C802 e il potente Kheibar Shekan, che non sono ancora stati impiegati massicciamente, ma potrebbero esserlo se la coalizione tentasse di forzare il passaggio con scorte armate.
A ciò si aggiunge il ricorso al Gps jamming: le interferenze elettroniche stanno già colpendo non solo il trasporto marittimo, ma anche la navigazione aerea che sorvola l’intera regione, creando un clima di totale insicurezza tecnologica.