TEL AVIV - È uno dei bilanci più pesanti registrati da quando, lo scorso ottobre, è entrata in vigore la tregua nella Striscia di Gaza. All’alba di domenica, una serie di raid israeliani su Gaza City e Khan Younis hanno provocato la morte di oltre 30 palestinesi, tra cui almeno sette bambini. I feriti sarebbero 32, alcuni in condizioni critiche.

Il numero delle vittime, secondo le autorità locali, potrebbe aumentare, mentre i soccorritori continuano a cercare dispersi e corpi sotto le macerie. Gli attacchi arrivano alla vigilia della promessa riapertura al traffico pedonale del valico di Rafah tra Gaza ed Egitto, chiuso dal maggio 2024, dopo mesi di pressioni internazionali. 

Un passaggio ritenuto cruciale per l’avvio della seconda fase del processo di pace, che prevede misure particolarmente delicate: dal disarmo di Hamas a un ulteriore ritiro israeliano dalla Striscia, fino al possibile dispiegamento di una forza internazionale. Secondo l’esercito israeliano, i raid rappresentano una risposta a una “violazione del cessate il fuoco” avvenuta dopo che otto militanti di Hamas sarebbero usciti da un tunnel sotterraneo nella parte orientale di Rafah. 

“Le organizzazioni terroristiche nella Striscia violano sistematicamente il diritto internazionale”, ha dichiarato l’Idf, accusandole di operare “in presenza della popolazione locale” e di sfruttare istituzioni civili.

Hamas ha respinto la ricostruzione israeliana, parlando di “un palese e patetico tentativo di giustificare gli orribili massacri contro i civili” e denunciando il “disprezzo dell’occupazione” verso mediatori e Stati garanti, oltre che verso le parti coinvolte nel Board of Peace.

Secondo quanto riportato dall’Idf, gli attacchi avrebbero colpito quattro comandanti di Hamas e della Jihad Islamica, oltre a un deposito di armi, un sito di produzione e due postazioni di lancio di razzi. La protezione civile di Gaza, controllata da Hamas, ha riferito, invece, di bombardamenti su obiettivi civili, inclusa una stazione di polizia nel quartiere di Sheikh Radwan, dove sarebbero morte dieci persone tra agenti e detenuti. 

Il rischio ora è che l’escalation comprometta i fragili equilibri della tregua. L’Egitto, dopo gli attacchi, ha chiesto “massima moderazione” a tutte le parti per evitare azioni che possano mettere in crisi il processo in corso. La riapertura di Rafah si annuncia come un nuovo banco di prova per la tenuta della tregua e della prospettiva negoziale.