KATHMANDU – L’ex primo ministro del Nepal, KP Sharma Oli, e l’ex ministro degli Interni, Ramesh Lekhak, sono stati arrestati per il loro presunto coinvolgimento nella sanguinosa repressione dei manifestanti avvenuta a settembre.
Gli arresti giungono il giorno dopo il giuramento del primo ministro Balendra Shah e del suo gabinetto, a seguito delle prime elezioni dopo la rivolta del 2025 che ha rovesciato il governo di Oli.
Almeno 77 persone sono state uccise nella rivolta giovanile anticorruzione dell’8 e 9 settembre, iniziata a causa di un breve blocco dei social media, ma che ha poi alimentato la rabbia che da tempo covava per le difficoltà economiche. Almeno 19 giovani sono stati uccisi nella repressione del primo giorno di proteste. Il giorno seguente, i disordini si sono diffusi in tutto il Paese, con il Parlamento e gli uffici governativi dati alle fiamme, provocando il crollo del governo.
Un rapporto del governo nepalese sulla sanguinosa rivolta ha raccomandato il perseguimento penale del 74enne Oli e di altri funzionari. Il rapporto afferma che “non è stato accertato che ci sia stato un ordine di sparare”, ma che “non è stato fatto alcuno sforzo per fermare o controllare gli spari e, a causa della loro condotta negligente, anche dei minori hanno perso la vita”.
“Nessuno è al di sopra della legge... Questa non è una vendetta contro nessuno, solo l’inizio della giustizia. Credo che ora il Paese prenderà una nuova direzione”, ha scritto su Instagram il neoministro degli Interni Sudan Gurung, figura chiave delle proteste.
Il partito Rastriya Swatantra (RSP) dell’ex rapper Balendra Shah aveva ottenuto 182 seggi parlamentari su 275 alle elezioni politiche in Nepal tenute alcune settimane fa. L’RSP aveva ottenuto 57 dei 110 seggi assegnati col proporzionale e 125 dei 165 assegnati col maggioritario.
Balendra Shah, meglio noto come Balen, è stato poi nominato primo ministro dal nuovo Parlamento. Balendra Shah, 35 anni, ex rapper ed ex sindaco della capitale Kathmandu, si era presentato alle elezioni dicendo di auspicare un cambiamento dopo le proteste di sei mesi fa guidate dai giovani della generazione Z che hanno costretto l’allora premier Sharma Oli a dimettersi.
Le manifestazioni erano partite per contrastare l’introduzione di una serie di limitazioni alle reti sociali, ma presto si erano aggiunte altre rivendicazioni politiche, come la lotta alla corruzione e quella alla disoccupazione.