CANBERRA - Il governo federale si prepara a ridurre le agevolazioni fiscali per gli investitori immobiliari, in una mossa accolta positivamente da economisti e sostenitori dell’edilizia sociale, ma che difficilmente produrrà effetti immediati sull’accessibilità delle abitazioni.

Al centro del dibattito c’è lo sconto del 50 per cento sulle plusvalenze, considerato da molti un fattore che ha favorito gli investitori rispetto agli acquirenti della prima casa.

Un’inchiesta parlamentare guidata dai Verdi ha evidenziato come questo meccanismo abbia contribuito a distorcere il mercato immobiliare, avvantaggiando in particolare i contribuenti più abbienti. I senatori Laburisti Ellie Whiteaker e Richard Dowling hanno riconosciuto che le condizioni economiche per le nuove generazioni sono profondamente diverse rispetto al passato, aprendo di fatto alla possibilità di una riforma.

Il Dipartimento del Tesoro starebbe valutando diverse opzioni, tra cui la riduzione dello sconto sulle plusvalenze al 33 per cento e una revisione del cosiddetto negative gearing, che consente agli investitori di compensare le perdite sugli immobili con altri redditi. Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha confermato che sono allo studio varie soluzioni in vista della prossima manovra economica, senza però entrare nei dettagli.

Secondo diversi economisti, la revisione degli incentivi fiscali migliorerebbe la sostenibilità del bilancio pubblico e l’equità tra generazioni, ma avrebbe un impatto limitato sui prezzi delle abitazioni. Brendan Coates del Grattan Institute ha sottolineato che le misure fiscali incidono meno rispetto a interventi sull’offerta, come la costruzione di nuove case.

Anche le analisi di mercato indicano effetti contenuti. Secondo Commonwealth Bank, una larga riduzione dello sconto fiscale porterebbe a una diminuzione dei prezzi di circa il 4 per cento nel medio periodo, una variazione modesta rispetto alle oscillazioni registrate negli ultimi anni. Gli affitti, inoltre, potrebbero registrare un lieve aumento nel lungo termine.

Per gli esperti, il problema principale resta la scarsità di offerta. Riforme più ampie, come il passaggio dalla stamp duty (imposta di registro) a una tassa sulla proprietà, un utilizzo più efficiente del patrimonio immobiliare esistente e nuovi investimenti in infrastrutture, sono considerate leve più efficaci.

Le organizzazioni per l’edilizia sociale chiedono che eventuali maggiori entrate derivanti dalla riforma vengano destinate alla costruzione di nuove abitazioni accessibili. Il dibattito resta aperto, ma il messaggio degli analisti è chiaro: modificare gli incentivi fiscali può aiutare, ma da solo non risolverà la crisi abitativa.