TOKYO - Confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi, la premier giapponese Sanae Takaichi ha comunicato ufficialmente ai vertici della coalizione di governo l’intenzione di sciogliere anticipatamente la Camera dei Rappresentanti. La mossa dovrebbe concretizzarsi nelle fasi iniziali della sessione ordinaria della Dieta, convocata per il prossimo 23 gennaio.
La decisione è stata illustrata durante un incontro di oltre un’ora con i leader del Partito Liberaldemocratico (Ldp) e del Partito dell’Innovazione (partner minore di coalizione), nella residenza ufficiale della premier.
Takaichi ha spiegato che il recente cambio di governo e la nascita della nuova coalizione tra Ldp e Innovazione non sono ancora stati sottoposti al vaglio degli elettori. Secondo la premier, è “necessario chiedere un mandato diretto ai cittadini” per legittimare l’intesa politica e rafforzare la stabilità di un esecutivo che attualmente dispone di una maggioranza risicata alla Camera dei Rappresentanti. Una conferenza stampa di dettaglio è prevista per il 19 gennaio.
All’uscita dall’incontro, il segretario generale dell’Ldp, Shun’ichi Suzuki, ha esortato il partito ad accelerare immediatamente i preparativi elettorali. Sulla stessa linea Hirofumi Yoshimura, leader del Partito dell’Innovazione, il quale ha sottolineato che un governo instabile rischia di rallentare l’azione politica e l’economia.
Le reazioni delle forze di opposizione sono state durissime, con accuse alla premier di cinismo politico e di aver forzato la mano. Jun Azumi, del Partito Costituzionale Democratico, ha parlato di uno scioglimento privo di giustificazione, denunciando il blocco dell’esame del bilancio proprio mentre l’inflazione morde il Paese.
Yuichiro Tamaki del Partito Democratico per il Popolo ha espresso il timore che ciò comporti un rinvio delle misure urgenti contro il caro vita. Anche Tetsuo Saito del Komeito ha criticato la scelta, definendola una forzatura che ignora le difficoltà quotidiane dei cittadini.
Dal fronte delle sinistre, Akira Koike del Partito Comunista ha parlato di uno “scioglimento di fuga” dalle responsabilità economiche, seguito da Mizuho Fukushima del Partito Socialdemocratico, che ha denunciato una decisione arbitraria presa esclusivamente per convenienza politica.
Sul piano tecnico, lo scioglimento mette a rischio l’approvazione entro marzo del bilancio per l’anno fiscale 2026, una manovra colossale da oltre 122mila miliardi di yen. Se il voto dovesse paralizzare l’iter legislativo, il governo sarebbe costretto a ricorrere a un bilancio provvisorio, limitato alle sole spese essenziali (pensioni e stipendi pubblici). Un precedente simile risale al 2015 sotto il governo Abe, quando si ricorse a un esercizio provvisorio da circa 5.700 miliardi di yen.
Sebbene l’attuale legislatura scada naturalmente solo nell’ottobre 2028, Takaichi punta tutto sul suo elevato gradimento personale per consolidare il potere. Il governo Takaichi, infatti, gode di un solido 75% di consensi nell’indice di gradimento (sopra il 70% da tre mesi), a fronte di un sostegno al solo LDP del 37%.
Alla Camera dei Rappresentanti la coalizione è appesa a una manovra risicata (basterebbe una singola defezione per andare sotto), mentre alla Camera dei Consiglieri la maggioranza è già in minoranza dopo la sconfitta dello scorso luglio. Le elezioni legislative dovrebbero svolgersi, come da tradizione di domenica, l’8 o il 15 febbraio, al termine di una campagna elettorale lampo di 12 giorni.
Takaichi, prima donna a ricoprire la carica di primo ministro in Giappone, cerca così di trasformare la sua popolarità personale in una solida base parlamentare per governare senza il timore di imboscate d’aula.