HOBART - Il governo della Tasmania sta valutando la possibilità di ridurre i pagamenti pensionistici di alcuni ex alti funzionari pubblici nell’ambito del bilancio statale di maggio, nel tentativo di migliorare la posizione finanziaria e contenere il debito.

Secondo quanto emerso, il Dipartimento del Tesoro e delle Finanze è stato incaricato di esaminare diverse opzioni per ridurre la passività previdenziale non finanziata, che dovrebbe superare i 7 miliardi di dollari entro giugno.

Tra le ipotesi allo studio vi è la riduzione degli assegni superiori a 200mila dollari l’anno, una fascia che riguarderebbe presumibilmente ex giudici, capi dipartimento e politici di alto livello. Non esistono dati pubblici sul numero esatto di beneficiari, ma il governo stima che un intervento potrebbe generare risparmi per decine di milioni di dollari l’anno.

Resta incerto se siano già stati richiesti pareri legali sulla possibilità di intervenire su trattamenti già in essere. L’economista Saul Eslake ha osservato che una simile misura comporterebbe “considerazioni di violazione contrattuale da valutare con estrema attenzione”, oltre a potenziali criticità etiche.

Il regime previdenziale a benefici definiti, chiuso ai nuovi ingressi dal maggio 1999, garantisce ai pensionati un assegno annuo o un capitale calcolato in base agli anni di servizio e agli stipendi finali. È considerato generoso e rappresenta da anni un peso per i conti pubblici. Secondo il bilancio dello scorso anno, il costo annuale del sistema dovrebbe raggiungere un picco di 490,2 milioni nel 2034-35, restare sopra i 200 milioni nel 2050 e cessare solo nel 2072.

Un portavoce del Tesoro ha confermato che sono in corso analisi “su un’ampia gamma di opzioni” in vista del bilancio. Il ministro statale del Tesoro Eric Abetz ha indicato che l’obiettivo è sostenere i cittadini alle prese con il costo della vita, mantenendo al contempo disciplina fiscale.

Eslake aveva suggerito anche di trasferire gli attuali dipendenti pubblici verso il regime contributivo applicato ai neoassunti dopo il 1999, misura che – secondo stime non verificate – potrebbe ridurre i costi di 2-3 miliardi in 50 anni.

Con il debito netto previsto a 10,4 miliardi nel 2028-29 e il recente declassamento del rating da parte di Moody’s e S&P, il governo si prepara a decisioni politicamente delicate per riequilibrare i conti.