WASHINGTON - La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse, mantenendo il riferimento tra il 3,5 e il 3,75 per cento, in una decisione che viene presa mentre l’attenzione di investitori ed economisti si concentra sempre più su un tema delicato: l’indipendenza della Banca centrale americana sotto la pressione della Casa Bianca.

La scelta, annunciata ieri (ora locale), va contro le richieste del presidente Donald Trump, che da mesi spinge per un taglio del costo del denaro. La Fed, invece, continua a valutare gli effetti delle tre riduzioni dei tassi effettuate lo scorso anno e i segnali contrastanti provenienti dall’economia. Il mercato del lavoro appare in fase di stabilizzazione: la creazione di posti di lavoro è debole, ma il tasso di disoccupazione è leggermente sceso. Un quadro che consente ai responsabili di politica monetaria di prendersi tempo prima di nuove mosse.

A rendere la riunione particolarmente tesa è però il clima politico. Trump è atteso a breve per annunciare il nome che intende proporre come successore di Jerome Powell, il cui mandato da presidente della Fed termina a maggio. Powell è da tempo bersaglio di critiche e attacchi diretti del presidente, che lo accusa di non abbassare i tassi abbastanza rapidamente.

Nelle ultime settimane la situazione si è ulteriormente complicata con l’apertura di un’indagine penale federale. I procuratori hanno avviato un’inchiesta su una testimonianza fornita da Powell a una commissione del Senato lo scorso anno, relativa ai lavori di ristrutturazione di alcuni edifici della Federal Reserve. L’episodio ha alimentato timori di un uso politico degli strumenti giudiziari per indebolire la credibilità della Banca centrale.

Wall Street attendeva con particolare interesse la conferenza stampa di Powell dopo la decisione sui tassi, la prima da quando il numero uno della Fed ha criticato apertamente l’inchiesta del Department of Justice. Prima delle sue dichiarazioni, l’indice S&P 500 ha oscillato, arrivando anche a superare brevemente quota 7mila punti per la prima volta.

Powell ha già lasciato intendere che l’indagine potrebbe essere legata alla frustrazione di Trump per la linea prudente della Fed. Anche alcuni ex vertici della Banca centrale hanno condannato l’iniziativa, descrivendola come un tentativo di minare l’autonomia dell’istituzione.

Trump sostiene che tassi più bassi ridurrebbero i costi di finanziamento del debito pubblico americano e renderebbero più accessibili mutui e prestiti per le famiglie. Ma il presidente ha anche trasformato lo scontro in un confronto personale, arrivando a definire Powell un “grande perdente” e un “testa vuota”, nonostante sia stato lui stesso a nominarlo durante il primo mandato.

Sul tavolo c’è inoltre un altro caso sensibile: Trump ha dichiarato di voler rimuovere la governatrice della Fed Lisa Cook, accusandola di frode sui mutui, accuse da lei respinte. La questione è ora all’esame della Corte Suprema, con giudici di orientamenti diversi che hanno espresso preoccupazione per le conseguenze sull’economia e sull’indipendenza della Banca centrale.

Intanto cresce l’incertezza sul futuro. Chiunque sostituirà Powell dovrà affrontare un problema di credibilità: dopo mesi di pressioni presidenziali, i mercati si chiedono se il prossimo presidente della Fed potrà davvero agire in autonomia. Tra i nomi più citati negli ultimi giorni emerge quello di Rick Rieder, dirigente di BlackRock, anche se le previsioni restano incerte.