CANBERRA - La prima vera decisione politica di Angus Taylor da leader liberale sarà la composizione del nuovo gabinetto dei ministri ombra.

Dopo aver deposto Sussan Ley con un voto interno di 34 a 17, Taylor è ora chiamato a dimostrare di saper trasformare una vittoria di fazione in una guida credibile per l’intero partito.

L’annuncio del rimpasto potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Le aspettative sono chiare: spazio ai conservatori che hanno sostenuto la sfida alla leadership. Tra i nomi dati in rientro figurano Jacinta Nampijinpa Price, Sarah Henderson e Andrew Hastie, figure simbolo dell’ala destra e già protagoniste di tensioni sotto la gestione Ley.

Ma ogni promozione comporta un’esclusione. Diversi sostenitori della ex leader rischiano di perdere l’incarico. Alex Hawke, Andrew Wallace, Scott Buchholz e Anne Ruston sono tra i parlamentari il cui futuro nella squadra ombra appare incerto. Una resa dei conti troppo marcata potrebbe però rafforzare l’immagine di un partito ancora diviso.

Secondo la politologa Jill Sheppard dell’Australian National University, Taylor dovrebbe evitare una squadra costruita solo su base lealista. “La priorità è creare un frontbench capace di lavorare insieme e sviluppare politiche solide”, ha osservato. Un modello possibile è quello adottato da John Howard, che bilanciava anime diverse in una “broad church” liberale. In quest’ottica, la promozione di un moderato come Tim Wilson a ministro ombra del Tesoro potrebbe rappresentare un segnale di apertura.

Nel frattempo, Jacinta Nampijinpa Price ha rilanciato pubblicamente la propria candidatura a un ruolo di primo piano, dichiarando di essere “tornata” e senza ritrattare le sue controverse affermazioni sugli elettori di origine indiana. Parole che avevano contribuito alla sua rimozione dal governo ombra sotto Ley. Anche Henderson ha espresso la speranza di rientrare, pur riconoscendo la difficoltà del momento.

Il primo sondaggio dopo il cambio di leadership mostra un lieve miglioramento: la Coalizione sale al 23 per cento dei consensi, alla pari con One Nation. Un segnale positivo, ma non risolutivo. La sfida resta duplice: fermare l’emorragia di voti verso destra senza alienare l’elettorato moderato.

Taylor dovrà dimostrare che il nuovo corso non è soltanto una vittoria interna, ma l’inizio di una strategia capace di ricostruire un partito oggi fragile e diviso.