Due anni fa avevamo raccontato la loro storia e il sogno americano di Damian Amuso. Oggi torniamo a parlare del Team Amuso con alcuni importanti aggiornamenti: poche settimane fa la squadra è volata di nuovo a Las Vegas per partecipare, per la terza volta, a una delle più prestigiose competizioni internazionali di bricklaying, una gara che unisce velocità e qualità.
Per Damian si è trattato della terza convocazione ufficiale, un traguardo già di per sé straordinario: nessun altro team australiano è mai stato invitato tre volte alla stessa competizione. In un’ora di gara, nel corso della ‘Spec Mix Bricklayer 500’ (la più grande e longeva competizione di muratura al mondo, organizzata nell’ambito del ‘World of Concrete’) Damian e il suo mason tender Scott hanno posato 737 mattoni, un risultato davvero impressionante se si pensa che, in un normale cantiere, un muratore posa tra i 500 e i 700 mattoni in un’intera giornata di lavoro. Qui, quella stessa quantità viene raggiunta in appena 60 minuti.
Il risultato non è bastato per salire sul gradino più alto del podio, ma la prestazione è stata comunque di altissimo livello. “I giudici ci hanno detto quanto fossimo vicini”, racconta Tara Amuso, moglie di Damian. Ed è proprio quella consapevolezza ad alimentare la determinazione del marito: sapere di essere a un passo dalla vittoria.
La partenza per gli Stati Uniti è avvenuta in un momento delicato per la famiglia. Il 9 gennaio è venuta a mancare la nonna di Damian, Clara. Il funerale si è svolto il 17 gennaio e il giorno successivo la squadra è partita per l’America. Un viaggio carico di emozioni contrastanti, tra dolore e concentrazione.
Questa terza esperienza a Las Vegas è stata diversa anche per un altro motivo: ormai il Team Amuso è conosciuto nell’ambiente. Oltre alla gara, Damian e Scott hanno partecipato a diversi eventi di settore e hanno persino contribuito a un’iniziativa speciale il giorno prima della competizione, aiutando a preparare i corsi per un tentativo di record mondiale: il maggior numero di mattoni posati in un giorno.
E poi c’è l’orgoglio delle origini. Il team gareggia sempre con maglie che riportano il nome Amuso, un chiaro richiamo alle radici italiane della famiglia. Negli Stati Uniti questo dettaglio non passa certo inosservato. “Un membro della comunità locale – afferma Tara –, anche lui di origine italiana, ha scherzosamente soprannominato Damian ‘FBI’: non Federal Bureau of Investigation, ma Full Blooded Italian”. Un modo simpatico per riconoscere e celebrare l’identità condivisa.
Damian è cresciuto in una famiglia di muratori: il padre, nato in Italia, gli ha trasmesso il mestiere e l’orgoglio per il proprio lavoro. La passione per la competizione nasce invece sui campi da calcio, ma il sogno di partecipare a questa gara risale a oltre vent’anni fa, quando la vide per la prima volta durante la scuola professionale. Nel 2019 riuscì a realizzarlo; oggi continua a inseguire quell’obiettivo con la stessa determinazione.
Per lui, vedere il cognome di famiglia stampato su una maglia e proiettato sugli schermi di un evento internazionale significa rispetto per la propria storia.
“Non è solo una gara – conclude Tara –. È un modo per onorare il nostro nome e dimostrare da dove veniamo.”