DUBAI - L’Iran ha avvertito che il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere i 200 dollari al barile mentre il conflitto con Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi e le tensioni nel Golfo Persico colpiscono direttamente il traffico marittimo.

La guerra, iniziata quasi due settimane fa con una serie di attacchi aerei congiunti di Washington e Tel Aviv, ha provocato circa duemila morti, in gran parte iraniani e libanesi, e ha destabilizzato i mercati energetici globali.

Nonostante l’intensità dei bombardamenti descritti dal Pentagono come i più pesanti dall’inizio delle ostilità, l’Iran ha continuato a rispondere militarmente. Ieri Teheran ha lanciato nuovi attacchi contro Israele e contro obiettivi nel Medio Oriente.

Secondo fonti marittime, almeno tre navi mercantili sono state colpite nelle acque del Golfo dopo che i Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato di aver aperto il fuoco contro imbarcazioni che non avevano rispettato gli ordini delle autorità iraniane.

Gli attacchi contro il traffico marittimo hanno ulteriormente aggravato la crisi energetica. Lo Stretto di Hormuz, corridoio strategico lungo la costa iraniana attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è ormai in gran parte paralizzato.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che le forze americane hanno distrutto 58 unità navali iraniane e ha sostenuto che Teheran sarebbe ormai vicina al collasso militare.

“Non significa che la guerra finirà subito, ma l’Iran è praticamente arrivato alla fine della strada”, ha dichiarato ai giornalisti a Washington.

Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno valutando attentamente la situazione nello Stretto di Hormuz e che le operazioni militari continueranno finché necessario.

Teheran ha però ribadito che lo stretto resta sotto il proprio controllo. Il portavoce del comando militare iraniano Ebrahim Zolfaqari ha accusato gli Stati Uniti di aver destabilizzato la sicurezza regionale.

“Preparatevi a vedere il petrolio a 200 dollari al barile”, ha dichiarato, aggiungendo che i prezzi dipendono direttamente dalla stabilità della regione.

L’escalation ha spinto i paesi del G7 a discutere la possibilità di organizzare scorte navali per proteggere le navi commerciali nel Golfo.

Nel frattempo l’Agenzia internazionale dell’energia ha raccomandato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche globali per attenuare l’impatto dello shock energetico, la più grande operazione di questo tipo mai proposta.

Washington ha già annunciato la liberazione di 172 milioni di barili dalla propria riserva strategica a partire dalla prossima settimana.

Nel Golfo gli attacchi continuano. Due droni iraniani hanno colpito vicino all’aeroporto internazionale di Dubai ferendo quattro persone, mentre incendi sono stati segnalati in depositi di carburante nel porto omanita di Salalah.

Diversi mercantili hanno riportato danni, alimentando timori per la sicurezza del commercio energetico globale.