WASHINGTON - L’Iran non ha ancora respinto formalmente la proposta degli Stati Uniti per porre fine alla guerra nel Golfo, ma la sta ancora esaminando, secondo quanto riferito da un alto funzionario iraniano.

Un segnale che lascia aperto uno spiraglio diplomatico, nonostante le dichiarazioni pubbliche restino ostili.

Il piano, articolato in 15 punti, è stato trasmesso a Teheran attraverso il Pakistan, che sta svolgendo un ruolo di intermediario. Le autorità pakistane hanno confermato di essere in attesa di una risposta ufficiale, mentre contatti informali proseguono tra i due paesi.

Fonti iraniane parlano di una prima reazione negativa, ma senza una chiusura definitiva. Una posizione che contrasta con alcune ricostruzioni diffuse dai media statali, secondo cui la proposta sarebbe già stata respinta.

Le difficoltà nelle comunicazioni, aggravate dal contesto bellico, rendono più complessa la gestione dei contatti diplomatici. Secondo fonti pakistane, le autorità iraniane avrebbero indicato di voler fornire una risposta a breve, ma senza conferme ufficiali.

Tra i contenuti del piano figurano richieste stringenti: la riduzione delle scorte di uranio arricchito, la sospensione del programma nucleare, limiti allo sviluppo missilistico e la fine del sostegno a gruppi alleati nella regione.

Israele guarda con scetticismo alla possibilità di un accordo e teme eventuali concessioni da parte americana. Secondo fonti governative, il piano è stato discusso dal gabinetto di sicurezza del primo ministro Benjamin Netanyahu.

Sul terreno, il conflitto prosegue senza segnali di rallentamento. L’esercito israeliano ha continuato a colpire obiettivi in Iran, inclusi siti legati alla produzione navale. Teheran ha risposto con nuovi attacchi missilistici e con droni contro Israele e basi statunitensi nella regione.

Kuwait e Arabia Saudita hanno riferito di aver intercettato attacchi, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato operazioni contro diversi obiettivi.

Parallelamente, gli Stati Uniti stanno rafforzando la presenza militare nel Golfo, con l’invio di truppe aviotrasportate e unità dei Marines, in un segnale di ulteriore pressione su Teheran.

Sul piano diplomatico, oltre al Pakistan, anche la Turchia si è proposta come canale di comunicazione tra le parti. Possibili colloqui potrebbero svolgersi nei prossimi giorni, ma al momento non sono state fissate date né sedi.

I mercati hanno reagito con cautela alle notizie sui contatti, con un temporaneo calo dei prezzi del petrolio. Tuttavia, l’assenza di una posizione chiara da parte iraniana mantiene alta l’incertezza su tempi e possibilità di una soluzione negoziata.