ROMA - Matteo Salvini torna ad aprire un nuovo fronte di tensione nella maggioranza, invitando a valutare scelte “pragmatiche” come quella degli Stati Uniti di attenuare le restrizioni sul petrolio russo, per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia innescato dalla nuova crisi nel Golfo.
Secondo il vicepremier, infatti, le attuali misure adottate dopo l’inizio del conflitto ucraino rischiano di penalizzare soprattutto l’Europa. “Per ora a rimetterci siamo solo noi”, sostiene il leader leghista.
La replica di Antonio Tajani è immediata. Il ministro degli Esteri ribadisce la linea di Forza Italia e del governo: le sanzioni contro la Russia devono essere mantenute. L’Italia, ricorda il titolare della Farnesina, è stata tra i primi Paesi promotori delle misure restrittive contro Vladimir Putin proprio per spingere Mosca a un cessate il fuoco.
Giorgia Meloni ancora una volta sceglie di non intervenire direttamente nel nuovo litigio tra i suoi due vicepremier, e in un fine settimana senza appuntamenti ufficiali resta concentrata sulla crisi internazionale e sui contatti diplomatici in vista del prossimo Consiglio europeo, segnato dalle tensioni legate alla guerra in Medio Oriente.
Tuttavia, da Fratelli d’Italia fanno sapere che la posizione del governo resta quella già espressa dalla premier in Parlamento, ossia che l’Italia continuerà a sostenere, in sede G7 e Unione europea, la pressione economica su Mosca.
Il tema tornerà sul tavolo anche a Bruxelles, dove Meloni cercherà anche una soluzione politica per superare i veti dell’Ungheria di Viktor Orbán e della Slovacchia sulle nuove misure europee contro la Russia.
Le divisioni nella maggioranza offrono intanto spazio alle critiche delle opposizioni. Il deputato del Pd Piero De Luca parla di un governo “allo sbando”, in cui “ognuno si muove per conto proprio”, mentre il vicepresidente di Italia Viva Davide Faraone accusa la premier di scegliere il silenzio per poter “rivendicare ogni posizione e smentirne allo stesso tempo le conseguenze”.
Per Osvaldo Napoli di Azione, Salvini si conferma “una spalla per Putin” e un problema politico per la presidente del Consiglio.
Anche il Movimento 5 Stelle mantiene una posizione netta, ossia niente acquisti di gas o petrolio russo finché il conflitto con l’Ucraina sarà in corso, come ha ribadito Giuseppe Conte.
Salvini difende comunque la sua posizione e respinge le accuse di filoputinismo. La sua proposta, afferma, non è “pro o contro Putin”, ma ispirata alla linea degli Stati Uniti, “alla guida della Nato”. Per il vicepremier leghista, mantenere rigidamente le sanzioni rischia di danneggiare l’Europa senza aiutare davvero l’Ucraina.
Il confronto, però, non è stato discusso formalmente tra gli alleati di governo, e ai piani alti dell’esecutivo ricordano che la politica estera resta competenza di Palazzo Chigi e della Farnesina.