Giovedì 29 ottobre, nella sede del Co.As.It. in Faraday Street, a Carlton, si è svolta la conferenza Il Baule: Carrying Stories of Distance Among Post War Second Generation Italian Australian Middle-Aged Women, dedicata alla memoria migratoria, all’identità e al senso di appartenenza delle donne italo-australiane di seconda generazione. A guidare il pubblico in questo viaggio tra ricordi familiari e storie di migrazione è stata Teresa Capetola, ricercatrice e docente alla Deakin University, figlia di genitori abruzzesi emigrati in Australia nel secondo dopoguerra.

L’incontro si è aperto con un gesto semplice e significativo: all’ingresso, a ciascun partecipante è stata offerta una foglia d’alloro. Capetola ha poi invitato i presenti a chiudere gli occhi e a pensare alle persone care, introducendo così il legame tra sensi, emozioni e memoria, e la capacità degli oggetti di riportarci a persone e luoghi del passato.

È proprio da questo intreccio di ricordi che prende forma la ricerca di dottorato della ricercatrice, che ha coinvolto dodici donne italo-australiane di mezza età attraverso interviste, incontri di gruppo e la condivisione di oggetti di famiglia. Un cappotto materno, monete trasformate in un bracciale, biancheria ricamata e un abito da battesimo tramandato: piccoli tesori capaci di raccontare grandi storie. Il baule che aveva accompagnato il viaggio dei genitori verso l’Australia diventa così la metafora del patrimonio di esperienze e ricordi che le figlie hanno ricevuto in eredità e reinterpretato nel tempo.

La ricerca ha dato vita anche a Il Baule, un racconto corale costruito insieme alle partecipanti nell’arco di quasi due anni. Partendo da un personaggio introdotto da Capetola, ciascuna donna ha aggiunto episodi e nuove voci, contribuendo a una narrazione condivisa. La scrittura si è rivelata uno strumento prezioso per esprimere anche esperienze difficili da raccontare in un’intervista, trasformando ricordi individuali in una storia collettiva.

Dalle testimonianze emerge un mondo familiare ricco di sfumature, in cui affetto, solidarietà e determinazione convivono con le difficoltà. Capetola ha sottolineato l’importanza di superare gli stereotipi sulla migrazione italiana: accanto ai sacrifici ci sono anche l’amore, il divertimento, la voglia di costruire una vita nuova e il desiderio di autonomia.

Durante la conferenza sono emersi anche temi dolorosi, come la violenza familiare e il razzismo vissuto a scuola, insieme al peso che l’isolamento e la sofferenza psicologica dei genitori possono aver avuto sulla crescita delle figlie. Capetola ha ricordato che la violenza attraversa tutte le culture, richiamando l’attenzione sugli squilibri di potere e sulle difficoltà di accesso ai servizi.

Un ricordo, in particolare, restituisce la complessità di crescere tra due mondi: per una delle partecipanti, varcare il cancello di casa significava lasciare l’universo italiano della famiglia per entrare in quello australiano della scuola. Una doppia appartenenza che, con il tempo, si è trasformata anche in una risorsa. Muoversi tra culture diverse ha permesso a queste donne di scegliere quali tradizioni conservare e quali trasformare, anche nell’educazione dei figli. Il legame con le origini, la lingua e la storia familiare si è così rafforzato, contribuendo a costruire identità plurali e in continua evoluzione.

Da questo percorso è nata, nel 2020, Ascolta Women Inc., un collettivo creativo che riunisce donne italiane, italo-australiane e della diaspora italiana. Attraverso laboratori di scrittura e pubblicazioni, l’associazione offre uno spazio in cui le esperienze personali possono incontrarsi ed essere condivise.

In chiusura, Capetola ha affidato al pubblico un’immagine che racchiude il senso dell’intero percorso: “Non avrei mai immaginato che sul fondo del baule si trovasse il tesoro di Ascolta Women”. Un tesoro fatto di voci, ricordi e legami, che aspettava soltanto di essere scoperto e condiviso.