MILANO - Il macchinista del tram 9 deragliato il 27 febbraio a Milano era al telefono almeno fino a dodici secondi prima dell’incidente, secondo gli accertamenti della Polizia locale. È quanto riportano Corriere della Sera, Repubblica e Il Giorno sulla base delle analisi del cellulare del conducente. 

Secondo la ricostruzione, il mezzo avrebbe saltato una fermata, imboccato uno scambio a circa 50 chilometri orari e si sarebbe schiantato contro un palazzo. I dodici secondi emersi dagli esami potrebbero però essere ridotti: gli investigatori stanno lavorando per allineare con precisione i tempi, che saranno definiti con certezza solo dopo l’analisi della scatola nera. 

Diversa la versione della difesa. I legali Benedetto Tusa e Mirko Mazzali sostengono che la telefonata si sarebbe conclusa almeno un minuto e mezzo prima dello schianto, e sarebbe avvenuta con un collega che aveva dato il cambio poco prima. 

Il conducente, indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, ha riferito di aver avuto un malore, una “sincope vasovagale”, che gli avrebbe fatto perdere i sensi. Secondo il suo racconto, il problema sarebbe legato a un infortunio al piede avvenuto poco prima durante una manovra per far salire un passeggero disabile. Il malore, però, non sarebbe mai stato segnalato alla centrale operativa di Atm. 

Intanto gli agenti della Polizia locale, insieme ai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, hanno acquisito documenti nella sede dell’azienda di trasporto milanese e in una struttura del ministero dei Trasporti, tra cui atti sulla manutenzione del mezzo e sulle regole interne per l’uso dei telefoni in cabina.