CARACAS - Il Venezuela vive ore di estrema tensione dopo la cattura di Nicolás Maduro. Mentre nella notte la capitale è stata scossa da raffiche di “fuoco amico” nei pressi del palazzo presidenziale di Miraflores - scatenate da un presunto avvistamento di droni che poi si è rivelato un falso allarme - lo scontro politico si sposta sull’asse Washington-Caracas, tra promesse di democrazia e interessi energetici.
La leader dell’opposizione, María Corina Machado, ha rotto il silenzio annunciando di voler rientrare in Venezuela “il prima possibile”. Machado ha definito l’operazione statunitense un “passo enorme per l’umanità” e ha espresso una gratitudine totale verso Donald Trump, arrivando a dichiarare che gli offrirebbe “personalmente il Nobel”.
Tuttavia, Machado non ha risparmiato attacchi feroci alla neo-presidente ad interim Delcy Rodríguez, definendola un’alleata di Russia, Cina e Iran e “un’artefice della tortura”. Secondo la leader dell’opposizione, in elezioni libere il popolo venezuelano le darebbe oltre il 90% dei voti, trasformando il Paese nel “principale alleato energetico e di sicurezza degli Stati Uniti”.
Nonostante le pressioni dell’opposizione e i dettami della Costituzione venezuelana (che imporrebbe il voto entro 30 giorni), Donald Trump ha gelato le aspettative per una transizione democratica immediata. “Dobbiamo sistemare il Paese prima. Non si possono fare elezioni in 30 giorni”, ha dichiarato il presidente Usa a Nbc News.
La priorità di Washington sembra essere prettamente economica. Trump stima che l’industria petrolifera statunitense potrebbe rimettere in piedi il settore venezuelano in meno di 18 mesi. Un Venezuela nuovamente produttore, secondo il tycoon, è la chiave per abbassare i prezzi dell’energia negli Stati Uniti. Le compagnie petrolifere, pur non avvisate del blitz, erano già “pronte a intervenire”.
A Caracas, il governo di Delcy Rodríguez ha risposto dichiarando lo stato di emergenza e avviando una vera e propria caccia all’uomo contro i presunti collaboratori interni che avrebbero fornito alla Delta Force le informazioni sugli spostamenti di Nicolás Maduro.
Sul piano diplomatico, l’operazione ha spaccato il mondo. L’Alto commissario Volker Turk ha espresso “profonda preoccupazione”, avvertendo che l’intervento unilaterale degli Usa ha minato il diritto internazionale e rischia di peggiorare la militarizzazione del Paese.
Pechino ha condannato duramente la “violazione della sovranità”, chiedendo la liberazione immediata di Maduro e confermando il pieno sostegno a Delcy Rodríguez come legittima guida incaricata.
L’incidente notturno a Caracas, durato meno di un’ora con l’evacuazione dei ministeri, testimonia il clima di paranoia che regna tra le forze di sicurezza fedeli al regime. Quello che era stato inizialmente scambiato per un attacco di droni stranieri è stato poi declassato a un errore di comunicazione interno, ma ha lasciato la popolazione in preda al panico, con le strade principali del centro città chiuse e presidiate dai blindati della Forza armata nazionale bolivariana.